Ecumenismo: Montresor (Sae), “la sfida della pace e della riconciliazione”

“Le nuove generazioni stanno crescendo in un momento storico ricco di contraddizioni. Da un lato, il cammino ecumenico, iniziato nei primi anni del XX secolo, le spinge a considerare il dialogo fra i cristiani come un dato acquisito trascurandone la delicatezza: dall’altro, la propensione all’indifferenza in ambito religioso sta provocando quasi un ‘salto generazionale’ nella trasmissione della fede”. Ne è convinta Marianita Montresor, presidente del Segretariato attività ecumeniche (Sae), all’indomani della chiusura della Sessione estiva 2016 che si è svolta ad Assisi. Per Montresor, “la testimonianza diventa quindi l’unica vera modalità di comunicazione”. La Sessione del Sae “ha dato ampio rilievo, in ambito ebraico e cristiano, alla trasmissione dell’annuncio e della testimonianza della fede tra le generazioni. Elemento comune è stato il senso di continuità interiore tra ciò che si è e quanto ci è stato trasmesso: i racconti, gli atteggiamenti, i sapori, le abitudini che si apprendono in famiglia e nelle comunità sono il patrimonio che ci definisce come esseri umani in un divenire ricco sia di novità sia di memorie. Ma anche i gesti concreti devono fare scuola: per questo motivo i proventi delle collette raccolte nel corso delle varie liturgie sono stati destinati al progetto interconfessionale dei corridoi umanitari, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Federazione delle Chiese evangeliche”.

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