Trattato libero scambio Usa-Ue: Campagna Stop Ttip Italia, “una buona notizia ma non è ancora fallito”

La dichiarazione del vicecancelliere e ministro dell’economia tedesca, Sigmar Gabriel, sul fallimento dei negoziati Usa-Ue sul trattato di libero scambio (Ttip) “è importante perché fa proprie le preoccupazioni della società civile europea e statunitense” dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop Ttip Italia, “ma c’è comunque da tenere gli occhi aperti” perché potrebbe “trattarsi di tattica negoziale”. “Capiremo cosa accade al Consiglio Europeo di Bratislava di settembre – precisa Di Sisto – dove, tra l’altro, si parlerà anche del preoccupante Accordo con il Canada, il Ceta, già approvato ma che grazie alle pressioni dal basso abbiamo ottenuto che venga ratificato anche dai parlamenti nazionali, senza esautorare i nostri parlamentari da una decisione così importante per l’economia del nostro Paese”. Da Bratislava, afferma la portavoce della Campagna, “dovrà uscire un secco stop al Ttip e al Ceta, come richiesto dalla maggioranza dei cittadini europei”.  Secondo Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop Ttip Italia “l’eventuale e auspicato blocco del negoziato Ttip non risolve il problema: l’accordo con il Canada ormai approvato va bloccato in sede parlamentare, facendo mancare la ratifica da parte di alcuni Paesi membri”. L’approvazione del Ceta, infatti, “presenterebbe molti dei problemi che il Ttip portava con sé, a cominciare dal dispositivo di tutela degli investimenti, la cui riforma non ci rassicura per nulla sulla tenuta dei diritti sociali e ambientali”. Marco Bersani, tra i coordinatori della Campagna, giudica le dichiarazioni tedesche “una buona notizia, emersa grazie a milioni di persone che si sono opposte e a una pressione dal basso che ha chiesto a gran voce di non derogare sui diritti e sulla qualità”: “Ma un risultato così importante per la società civile non deve farci dimenticare che serve un vero e proprio ribaltamento della politica commerciale europea, ad oggi basata troppo sulla spinta verso la liberalizzazione dei mercati e l’austerità, e troppo poco verso un processo realmente rispettoso delle persone e dell’ambiente”.

 

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