Diocesi: mons. Petrocchi (L’Aquila), su vicenda don Piccoli “piena fiducia nella magistratura. La verità emerga rapidamente”

“Insieme ai miei collaboratori, seguo con attenzione gli sviluppi della situazione e attendo con serenità le decisioni che gli Inquirenti riterranno opportuno prendere. Anche in questa triste situazione, ribadisco la mia salda e motivata fiducia nella Magistratura e nelle Forze dell’Ordine, auspicando che la verità emerga rapidamente e nella sua interezza”. Lo scrive monsignor Giuseppe Petrocchi, arcivescovo metropolita de L’Aquila, intervenendo con una lettera aperta sulla vicenda di don Paolo Piccoli, incardinato nel presbiterio dell’arcidiocesi abruzzese ma da sei anni dimorante fuori dal territorio aquilano. Indagato per l’omicidio di un anziano sacerdote, due anni fa a Trieste. “Con tutto il cuore – prosegue mons. Petrocchi – spero che don Paolo Piccoli possa dimostrare la sua estraneità ai fatti delittuosi che gli vengono contestati”. Precisando di non avere mai incontrato il sacerdote, trasferito per motivi di salute dopo il terremoto che ha colpito il territorio aquilano, l’arcivescovo sottolinea: “Da quanto mi risulta, al momento don Paolo Piccoli è solo indagato, perciò – come per ogni altro cittadino – se non viene emanata nei suoi confronti una sentenza di colpevolezza, è d’obbligo che gli venga mantenuta la ‘presunzione di innocenza’”. “Non si tratta di una concessione – chiarisce il presule – ma di un obbligo etico, giuridicamente fondato. Anche il Codice di Diritto Canonico prevede la custodia della ‘buona fama’ (cfr. can. 220). Pertanto, è sulla base delle decisioni che verranno prese dalla Magistratura che si decideranno eventuali misure da adottare in ambito ecclesiastico, nella salvaguardia della dignità della persona e nella rigorosa applicazione delle normative canoniche”. Per quanto mi riguarda, prosegue la lettera, “dichiaro, con l’intera Chiesa aquilana, la ferma volontà di dare ogni apporto perché venga fatta giustizia e sia tutelata fino in fondo la legalità”. Tuttavia, proprio perché “non manchi il rispetto dei fondamentali diritti di ogni uomo”, conclude mons. Petrocchi “mi prodigherò perché la comunità, ecclesiale e civile, partecipi al severo accertamento dei fatti con coraggio e imparzialità, ma anche con obiettività e prudenza”.

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