C9: mons. Semeraro (segretario), “un’idea di Paolo VI che oggi è orizzonte entro il quale ci si muove”

Riguardo alla “ristrutturazione” della Curia romana, anche Papa Montini aveva pensato ad un organismo per dare al Papa “un apporto qualificato”. È quanto ricorda monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del “C9”, in un articolo pubblicato da “L’Osservatore Romano” (11 agosto 2016). Commentando i testi contenuti nel volume “Paolo VI e la Curia Romana”, curato da mons. Leonardo Sapienza, Semeraro afferma che Montini, riguardo a questo nuovo organismo, “intende la sua azione in forma bidirezionale: non solo come trasmissione di disposizioni e iniziative dal centro romano alle Chiese locali, ma anche apporto di arricchimento da parte delle Chiese e degli episcopati locali verso la Curia”. “Non mi pare possibile precisare ulteriormente la natura e i compiti dell’organismo cui Paolo VI alludeva”, aggiunge il segretario del C9, ma “almeno per tre quarti – osserva il vescovo – l’organismo prospettato mezzo secolo fa dal Pontefice corrisponde a ciò che poi ha fatto Papa Francesco: quell’idea montiniana oggi non è più un progetto o un’ipotesi, ma piuttosto un orizzonte entro il quale ci si muove”. Rispetto alla “riforma della Curia”, Semeraro elencando i provvedimenti assunti da Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e la volontà di Francesco, afferma che “se si tiene conto di quanto avvenuto nell’ultimo secolo, non si potrà certamente dire che nella Curia romana vi sia un apparato immobile”. Leggendo i documenti raccolti da Sapienza, aggiunge il segretario del C9, emerge “chiaro, il segno della sua volontà di essere fedele al Vaticano II: cosa che egli seppe fare con grande e anche sofferto equilibrio, cogliendone la profonda intenzione pastorale ed esprimendo, non da ultimo, il suo amore per la Chiesa di Cristo”. “Importante sul piano ecclesiologico” – nota Semeraro – è il testo del 21 novembre 1964 perché “accompagna la promulgazione della costituzione dogmatica Lumen gentium sulla Chiesa”. “Qui – evidenzia il vescovo – si trovano espressioni che permetterebbero una identificazione col Sinodo dei vescovi, istituito successivamente il 15 settembre dell’anno dopo ma senza i tratti dell’organismo ipotizzato nel discorso del 1964”. Ma “il testo potrebbe anche essere letto come una intuizione, poi lasciata cadere, che anticipa per molti aspetti il Consiglio di cardinali creato da Francesco mezzo secolo più tardi”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori

Informativa sulla Privacy