Tratta e sfruttamento: Save the children, nel mondo 1 vittima su 5 è un minore. In Italia è la terza fonte di reddito criminale

Lisa*, 17, from Nigeria, sits and waits in a sports centre where she has stayed for two nights. Because of the overwhelming number of migrants arriving in Sicily the Italian authorities are forced to use the sports centre as an emergency shelter before they can transfer them to a reception centre, Catania, Sicily, Italy.

Nel mondo una vittima di tratta e sfruttamento su 5 è un bambino o un adolescente. In Italia la tratta di esseri umani è la terza fonte di reddito delle organizzazioni criminali. In Europa sono stimate 15.846 vittime, di cui il 15% è un minore. In Italia, sono 1.125 le persone inserite in programmi di protezione e il 7% di loro ha meno di 18 anni. Sono questi i principali numeri che fotografano il fenomeno della tratta e dello sfruttamento in Italia e nel mondo nel Dossier 2016 “Piccoli schiavi invisibili – I minori vittime di tratta e sfruttamento: chi sono, da dove vengono e chi lucra su di loro” di Save the Children, diffuso oggi alla vigilia della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani che si celebra il 30 luglio (qui il rapporto completo). In Italia, ricorda il rapporto, tra gennaio e giugno 2016 sono arrivate via mare 70.222 persone in fuga da guerre, fame e violenze. Di queste 11.608 sono minori, il 90% dei quali (10.524) non accompagnati, un numero più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (4.410 da gennaio a giugno 2015). I minori – sottolinea Save the children – sono “un potenziale bacino di sfruttamento per coloro che cercano di trarre profitto dal flusso migratorio, speculando in vari modi sulla vulnerabilità dei più piccoli”. Il profilo di questi bambini e adolescenti vittima di tratta e sfruttamento in Italia vede una presenza significativa di ragazze nigeriane, rumene e di altri Paesi dell’Est Europa, sempre più giovani, costrette alla prostituzione su strada o in luoghi chiusi. Sono stati inoltre intercettati gruppi di minori egiziani, bengalesi e albanesi inseriti nei circuiti dello sfruttamento lavorativo e nei mercati del lavoro in nero, costretti a fornire prestazioni sessuali, spacciare droga o commettere altre attività illegali. Ci sono poi i minori “in transito”, tra i quali spiccano eritrei e somali che, una volta sbarcati sulle nostre coste, in assenza di sistemi di transito legali e protetti, si allontanano dai centri di accoglienza per tentare di raggiungere il Nord Europa, divenendo facili prede degli sfruttatori.

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