Papa in Polonia: Skorka (rabbino Buenos Aires), ad Auschwitz “silenzio che in realtà parla a voce alta, grida”

(dagli inviati Sir a Cracovia) Quello scelto dal Papa ad Auschwitz “è un silenzio delle parole, un silenzio che in realtà parla a voce alta, grida”. Lo ha detto Abraham Skorka, rabbino capo della comunità ebraica di Buenos Aires, che parteciperà alla visita del Papa ad Auschwitz di domani. “Ho parlato con il Papa il 5 luglio, mi ha chiamato per il mio compleanno augurandomi felicità e una buona giornata, dandomi la sua benedizione per il successivo anno della mia vita”, ha riferito ai giornalisti: “Abbiamo parlato di Aushwitz e lui mi ha detto che voleva comportarsi nello stesso modo in cui si è comportato in Armenia, dove si è trattenuto dal parlare”. “Dal punto di vista biblico – ha spiegato il rabbino – il silenzio è estremamente eloquente: quello che aveva da dire sull’Olocausto il Papa lo ha già detto allo Yad Vashem. Un discorso estremamente profondo, antropologico, riferito anche a Dio. Le domande erano domande che ciascuno di noi fa a se stesso per i crimini di Auschwitz”. “Auschwitz è sinonimo di Shoah”, ha ricordato il rabbino: “Per questo il silenzio è così importante: la sofferenza è talmente insostenibile che non possiamo non tacere”.

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