Monsignor Galantino: catechesi Gmg, “nostro progetto di vita sia guardare verso il misero”

foto SIR/Marco Calvarese

(dagli inviati Sir a Cracovia) Davanti a tanti fatti drammatici che accadono intorno a noi, siamo chiamati a “dare consistenza vera al messaggio cristiano. Le frasi in libertà più o meno pie non servono a nulla”. Per fare ciò bisogna poggiarsi su “un progetto di vita e quello dei cristiani è la misericordia, vale a dire avere un cuore piegato verso il misero”. In queste parole tutto il senso della catechesi tenuta questa mattina a Klaj, cittadina dei sobborghi di Cracovia, da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, davanti a circa 500 giovani provenienti in larghissima parte dalle diocesi pugliesi. Un botta e risposta serrato tra il vescovo e i suoi giovani, come pretendeva lo schema dell’incontro, anticipato da un video cui sono seguite le domande dei presenti su temi che hanno spaziato dalla violenza all’indifferenza religiosa, dall’incoerenza di chi frequenta la parrocchia al rapporto tra giustizia e misericordia. “Il nostro progetto di vita – ha detto mons. Galantino – è avere il cuore orientato verso il misero. Ogni giorno. Vuol dire guardare dove il mondo di oggi ha bisogno di questo ‘eccesso di amore’ che è la misericordia. Le scelte di un credente vanno fatte così. Un giorno senza misericordia è un giorno perduto, fuori dalla storia di Dio”.

Al giovane che denunciava l’indifferenza religiosa di tanti che si definiscono credenti e dello scollamento della loro vita, Galantino ha risposto di “non cadere vittime dei luoghi comuni. Non autoflagelliamoci inutilmente. Nelle nostre chiese c’è gente splendida. Non è vero che tutto il marcio sta dentro e la bellezza fuori”. Ciò non vuol dire “chiudere gli occhi davanti a ciò che non va. Noi cristiani non siamo la combriccola dei salvati. Siamo gente in cammino verso la salvezza. Solo gli arroganti e gli spiriti sazi sono convinti di non avere bisogno di uno sguardo di misericordia”. Per il segretario della Cei “i cristiani non sono operai generici ma lavorano su un progetto di vita per 365 giorno l’anno, la misericordia”. Ma guai a contare solo sulle proprie forze, è stato il monito. “Devo pregare, se non prego non vado da nessuna parte. Sta qui l’importanza della direzione spirituale utile a conoscere i problemi, accompagnare, discernere e integrare le fragilità”.

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