Ecumenismo: Salvarani (teologo) a Sae, occorre “seminare per il futuro”

“C’è un legame sconcertante fra religioni e violenza, storicamente mai venuto meno: nodo, da recuperare, della tensione costante fra religione e fede… È necessario seminare per il futuro, con uno sguardo lungo e una seria capacità di analisi critica”. Ne è convinto Brunetto Salvarani, docente di teologia della missione e del dialogo presso la Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna. Nel suo intervento all’odierna tavola rotonda tenutasi ad Assisi all’interno della sessione di formazione ecumenica del Segretariato attività ecumeniche – Sae, Salvarani ha definito il “paradigma di Assisi” un “gesto senza precedenti, un segno dei tempi” che per la Chiesa cattolica rappresenta un “radicale cambiamento di prospettiva e di mentalità nelle relazioni ecumeniche e interreligiose”. Tre le scansioni cronologiche individuate dal relatore. Il 27 ottobre 1986: l’evento legato alla “intuizione profetica di Giovanni Paolo II, con le contraddizioni” legate alla sua portata “fortemente innovativa”. Il  27 ottobre 2016, trent’anni dopo, in un contesto che vede le religioni “tornate in primo piano nello spazio pubblico, percepite come produttrici di conflitti e violenza” anche se in realtà non hanno “alcun rapporto con il fanatismo violento”. La prospettiva è il 27 ottobre 2046, tra altri 30 anni, con il rischio di “un pianeta quanto mai lacerato e frantumato, con le religioni paesi per vecchi, intese come meri fattori identitari incapaci di aprirsi al dialogo e di produrre un’etica planetaria”. “Obiettivo comune – conclude il teologo – è rifare l’umano, riconoscendo l’umanità intesa come realtà della dignità umana e come unica famiglia indissolubile” nella consapevolezza “che siamo doppiamente ospiti: ospiti di questo pianeta, e ospiti dell’amore paterno-materno di Dio”.

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