Cardinale Bagnasco: catechesi Gmg, “sentitevi a casa nella Chiesa”

(dagli inviati a Cracovia) Il silenzio al tempo dei social network. Le chiusure che, a volte anche nelle comunità cristiane, frenano l’accoglienza. La difficoltà a essere misericordiosi, non tanto con gli altri ma con se stessi. L’esperienza della fragilità. Il desiderio della gioia. Nelle domande dei giovani, che a Cracovia gremiscono la chiesa dei Benedettini, passano sequenze di vita quotidiana. E il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, le fa proprie, abbozzando risposte: “Stare connessi non significa automaticamente vivere in relazione: custodite momenti di silenzio, selezionate, datevi dei tempi e delle regole, se volete essere liberi davvero”; “Solo chi si riconosce bisognoso, impara poi la disponibilità con gli altri”; “Cercate un punto unificante, una sintesi alla ricchezza che siete”; “Siamo una nostalgia, più protesa sul futuro che ripiegata sul passato”.
Nella catechesi è il cardinale stesso a interrogare, facendo parlare una galleria di testimoni. Ne esce il profilo della persona, la sua domanda di senso, l’esperienza di una solitudine radicale: “Gesù Cristo è la risposta che il cuore dell’uomo attende; è Colui che ci viene a cercare, assicurandoci che nessuna zona d’ombra può allontanarci dal suo sguardo; è la fiducia che cambia la vita, salvandola dalla depressione dell’anima e dal rigore con cui noi stessi ci giudichiamo”.
La strada della fede, che è incontro con lui – prosegue – richiede il coraggio di essere dissidenti, rispetto alle logiche del mondo: “Se volete trovare la sorgente, risalite la corrente, resistete controvento”.
E, in conclusione, il card. Bagnasco indica anche i “luoghi” che, per non smarrirsi, è necessario abitare: “La sostanza della vita è fatta dai legami veri: sentitevi a casa nella Chiesa, frequentate la bellezza della Parola di Dio, non privatevi del tesoro della Confessione, né della mensa dell’Eucaristia e, infine, lasciatevi incontrare dai fratelli: con i loro bisogni, ci costringono a uscire da noi stessi; così facendo, ci provocano a saperci mettere a servizio”.

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