Migranti: piano per ampliare accoglienza, Perego (Migrantes) “importante” ma con aspetti “discriminatori”

Tutte le iniziative che fanno uscire il sistema di accoglienza dei migranti e richiedenti asilo da “improvvisazione, straordinarietà e temporaneità” costituiscono “un fatto importante”. Rimangono aperti alcuni problemi: “non viene superata la volontarietà dei Comuni”; “si rimane ancora in una logica statalista” e “assistenziale”; togliere 50 centesimi dai pocket money destinati ai migranti “è un pò come rubare ai poveri”, mentre assumere in cambio solo cittadini italiani “è abbastanza discriminatorio”: questa la valutazione di monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei, al nuovo piano che sta definendo il Viminale per ampliare la distribuzione dei migranti e richiedenti asilo appena sbarcati su tutto il territorio italiano. Lo scopo è favorire una maggiore adesione allo Sprar (Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), oggi fermo a 800 Comuni, ossia il 15% dei 136.000 migranti attualmente accolti nei centri, in maggioranza Cas (Centri di accoglienza straordinaria) imposti dalle Prefetture ai Comuni. Il piano, su base volontaria, prevede una media di 2/3 migranti ogni 1000 abitanti. “Viviamo il paradosso di chiedere agli altri Paesi europei il superamento della volontarietà nell’accoglienza dei richiedenti asilo – fa notare mons. Perego – però lasciamo ai nostri Comuni la libertà di scelta, creando così problemi di natura politica. Sappiamo che alcune amministrazioni, legate a indirizzi specifici, non vogliono fare accoglienza”.  Inoltre, precisa, “si rimane ancora in una logica statalista: o l’amministrazione decide di fare accoglienza o nessun altro può fare progetti sociali, migranti, anziani o disabili che siano”.

Riguardo alla possibilità di assumere nuovo personale (cittadini italiani) da impiegare nell’accoglienza e al prelievo di 50 centesimi dai 2,50 euro di pocket money destinati giornalmente ai migranti, da indirizzare invece nelle casse degli enti locali, monsignor Perego li ritiene “abbastanza discriminatori. il fatto che gli operatori debbano essere solo italiani è discriminatorio e limitante perché non tiene conto dell’opera di mediazione culturale compiuta dagli stranieri. Inoltre togliere 50 centesimi ai 2,50 euro mi sembra ancora una volta rubare ai poveri quel poco necessario”. “Bisogna cambiare il modello di accoglienza – afferma -, renderlo meno assistenzialista e più simile possibile al modello tedesco e svedese, che rende protagonisti gli immigrati stessi, con un reddito minimo per gestire la propria accoglienza, da cui si generano altri servizi”. “Nel piano ci sono ancora molti aspetti da discutere e valutare con molta attenzione per arrivare ad un sistema di accoglienza sostenibile, che possa nel tempo diventare strutturale nell’ambito dei servizi alle persone – conclude -. Anche perché parliamo di un fenomeno non provvisorio ma che ci accompagnerà nel tempo e modificherà la realtà europea ed italiana.

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