Diocesi: mons. Moraglia (Venezia) su Nizza e migranti, “chiamarsi fuori sarebbe una tragedia nella tragedia”. Servono umanità e compassione

“Viviamo l’epoca della comunicazione: in continuazione noi metabolizziamo immagini disumane quasi facessero parte di una delle tante fiction televisive mentre, invece, riproducono la triste realtà”. Il rischio è di “banalizzare una tale tragedia”. Lo ha detto ieri sera il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, nell’omelia della Messa solenne presieduta nella basilica del Redentore alla Giudecca in occasione della tradizionale festa del Redentore. Nella sua riflessione mons. Moraglia ha richiamato la strage di Nizza, il terrorismo e le tragedie dei migranti. “Chiamarsi fuori – ha affermato – sarebbe una tragedia nella tragedia. Il rischio è oscurare il rispetto per l’uomo, la vita umana e il valore della compassione. È come uccidere la nostra umanità; ecco perché il grido ‘I care’, oggi, è più che mai attuale”. “Questa tragedia – il monito di Moraglia – riguarda ciascuno di noi, la nostra coscienza ottusa di cittadini di un Occidente confuso e smarrito che sembra aver perso i valori fondamentali della persona per obbedire ciecamente a regie più o meno occulte”. L’Europa, secondo il patriarca, “ha fallito quando non ha saputo porre la persona al centro e quando ha contribuito a decostruirla a livello culturale, legislativo, giuridico, smarrendone le dimensioni fondamentali, non perseguendo la sintesi virtuosa fra ciò che la persona è nel suo intimo e coerenti scelte culturali; l’individualismo è stato posto a premessa di tutto, di ogni discorso sulla coscienza, sulla persona, sulla famiglia, sulla politica”. “Il dramma di un numero sempre crescente di uomini, donne e bambini costretti a migrare per non morire richiedono, a noi e alle nostre comunità, un amore nuovo, un’intelligenza creativa, un coraggio indomito”, mentre “il terrorismo – piaga del nostro tempo – si macchia sempre più di sangue innocente, anche quello dei bambini”, ha detto inoltre il patriarca recitando alla fine della Messa una preghiera composta appositamente. Di qui l’invocazione al Santissimo Redentore: “Aiutaci a non chiudere gli occhi di fronte alle sofferenze che sono intorno a noi e che prendono la forma di tanti volti di uomini, donne e bambini che attendono il piccolo gesto che ciascuno di noi può compiere nel Tuo nome”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori

Informativa sulla Privacy