Razzismo: Andreoli (psichiatra), “livello di civiltà disastroso, regrediti a cultura del nemico”

Dopo l’episodio di Fermo, gli scontri tra afroamericani e polizia negli Usa, il referendum nella Brexit, i proclami di alcune forze politiche, nelle società occidentali il razzismo e la xenofobia stanno uscendo allo scoperto e rischiano di essere legittimati come una opinione? Secondo lo psichiatra Vittorino Andreoli, che sviluppa la sua riflessione in una intervista al Sir, siamo in “una cornice di civiltà disastrosa”, l’Italia e l’Occidente stanno “regredendo alle pulsioni istintive”, al dominio della “cultura del nemico”: “La superficialità porta l’identità a fondarsi sul nemico. Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso”.  “Tutto questo – precisa – è favorito da partiti che sostengono l’odio, lo stesso agire sociale è fatto di nemici. In questo quadro tornano le questioni razziali.  Qualcuno dice: ‘non è razzismo, è superficialità’. Io ribatto: no è razzismo. E’ considerare l’altro inferiore perché ha quelle caratteristiche, per cui bisogna combatterlo”. “Stiamo diventando un popolo incivile – afferma -. Ciò che mi spaventa e mi addolora è che per raggiungere una cultura ci vuole tanto tempo e la si può perdere in una generazione”. A suo avviso “bisogna prendere una posizione molto decisa: non è più possibile fare finta – sottolinea -. Questa è una società falsa, che recita. Andiamo incontro a situazioni che saranno di nuovo drammatiche. Ci vuole più coraggio anche nella Chiesa. Il Papa lo ha avuto nel suo schierarsi dalla parte dei migranti, ma ci sono quelli che non sono d’accordo. Bisogna cominciare a dire che questa nazione deve cercare di far emergere uomini e donne saggi, intelligenti. Stiamo scegliendo i peggiori. C’è una ignoranza spaventosa. Bisogna poter parlare, spiegare, capirsi. Occorrono persone credibili per parlare ai giovani, ma la via è sempre quella della cultura. Fare promozione, educazione, dimostrare quanta positività c’è in chi viene odiato, per stimolare al rispetto nei loro confronti”.

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