Paralimpiadi: “Scarp de’ tenis” racconta la storia di Bebe Vio, campionessa di scherma. “Io non sono la mia malattia”

“Non ce ne vogliano Federica Pellegrini e Tania Cagnotto, ma per noi il più bel sorriso della Rio de Janeiro olimpica sarà il suo: Beatrice Maria Vio, per tutti Bebe, 19 anni da Mogliano Veneto, provincia di Treviso. La sua è una storia che merita di essere raccontata, anzi, che deve essere raccontata”. È sulla copertina del nuovo numero di “Scarp de’ tenis” (giornale di strada della Caritas, edito a Milano) la fotografia di Bebe, raccontata da Alberto Rizzardi. A partire dal motto della ragazza: “Io posso fare tutto quello che io voglio fare”. Bebe “ora è un’adolescente come molte altre: va a scuola (quest’anno è l’anno della maturità), ama uscire con le amiche, optare ogni tanto per un paio di scarpe col tacco e, da buona veneta, concedersi pure uno spritz. Ma Bebe è anche una ragazza unica e straordinaria: lo diciamo una sola volta, perché, ecco, se c’è una cosa che la infastidisce, è proprio sentirsi dare continuamente della persona eccezionale”. Bebe ama lo sport e lo pratica fin da piccolissima: la scherma, in particolare, scoperta quasi per caso. Ma il racconto torna a una data: 20 novembre 2008. “Bebe ha 11 anni e viene colpita da una meningite fulminante: sopravvive, ma un’infezione provoca necrosi in varie parti del corpo e porta all’amputazione degli avambracci e delle gambe. Stop, potrebbe essere la parola fine ai sogni di gloria di una promessa della scherma italiana e una mazzata alle aspettative di una ragazzina solare, curiosa ed energica”.
Bebe passa tre mesi e mezzo in ospedale, poi torna a scuola e, nel giro di due anni, riprende a gareggiare. “Di solito, nel corso di un incontro o di un’intervista – scrive Beatrice nella sua recente autobiografia – della meningite dico solo che l’ho avuta e che mi sono salvata, ma che hanno dovuto amputarmi le braccia e le gambe: non mi piace parlarne. Io non sono la mia malattia e la mia vita non è finita con quei 104 giorni che ho passato in ospedale. È vero, oggi non sarei come sono se non avessi avuto la meningite, ma io sono soprattutto una che ce l’ha fatta grazie allo sport”. A settembre, chiusi i giochi olimpici, il Brasile ospiterà anche le Paralimpiadi: Beatrice Bebe Vio è una delle atlete della nazionale italiana e difenderà i colori proprio nelle gare di scherma. Sarà a Rio a modo suo: “Con le mie due paia di gambe, le mie mani da Robocop e le mie cicatrici sul viso. Sono stata in televisione e mi hanno messo così tanto fondotinta in faccia che non si vedevano più: a me le mie cicatrici piacciono, fanno parte di me. Io il fondotinta lo uso per coprire i brufoli, mica le cicatrici. Non riesco a immaginarmi senza cicatrici e nemmeno a fare scherma con le gambe”. Bebe è stata campionessa mondiale nel 2015, due volte campionessa europea (2014 e 2016) e ora è giunto il pass staccato per Rio 2016, dove sarà l’atleta da battere.

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