Cardinale Sepe: la Chiesa di Napoli “a servizio del progresso dell’uomo”

“Mi sono immerso in questa terra, conoscendola sempre di più, cogliendone ed esaltandone i tanti pregi, denunciandone i difetti, evidenziandone le ansie, i disagi e i bisogni, condannando le azioni malavitose e illegali, invitando al pentimento e al cambiamento, sollecitando l’impegno di tutti a realizzare il bene comune, contro l’individualismo, l’egoismo, l’affarismo, la prepotenza. È questa la mia missione, il mio servizio di amore verso un popolo generoso e cordiale che, da duemila anni, ha saputo professare, nella sua grande maggioranza, la sua fede a Cristo e alla Chiesa”. Così il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, nella celebrazione di ieri sera per il suo decimo anno di episcopato a Napoli, iniziato il 1° luglio 2006. “In questi ultimi anni – ha sottolineato -, tutti noi membri di questa Chiesa, abbiamo cercato di costruire un progetto pastorale basato su una dimensione fondamentale del nostro essere Chiesa: la comunione, intesa come partecipazione e missione sia dentro che fuori la comunità cristiana. Pensare insieme, progettare insieme per agire insieme nel nome di Cristo e con la forza dello Spirito Santo. Questo impegno missionario ha comportato la necessità di aprire le porte e uscire per andare incontro a tanti che si sentono lontani o esclusi dal richiamo di Cristo o che rifiutano il suo Vangelo”.
Ricordando il “Giubileo per Napoli”, indetto nel 2011, il cardinale ha evidenziato: “La carità come opera di misericordia è divenuta la strada su cui è incamminata la nostra Diocesi che vuole concretizzarla ogni anno, come già sta facendo, attraverso la pratica, una dopo l’altra, delle sette opere di misericordia. In tal modo, questa pratica, che non è certamente esauribile in un rigido elenco, ci aiuta a concretizzare il comandamento del Signore, promuovendo una coscienza aperta all’altro, alle sue necessità, ai bisogni comuni della collettività”. In questo modo, la comunità diocesana ha riscoperto “la propria missione a servizio del progresso dell’uomo, dello sviluppo della vita, del benessere della casa comune, dell’avvenire per le nuove generazioni”. In realtà, ha ammesso il porporato, “in questo campo rimane ancora tanto da fare. Importante è non lasciarci prendere da un pessimismo sterile, dall’individualismo, ma continuare ad essere segni di speranza per tutti, attuando la rivoluzione della carità e della misericordia”. “Sollecitati, come Chiesa, a collaborare con tutti, dobbiamo immergerci nella vita della nostra gente fino a curare le ferite, fino a condividerne l’odore, fino a consumarsi, sulle orme del Maestro, per gli altri e dare la vita”, ha concluso il cardinale Sepe.

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