Austria: Gabriel (teologa cattolica), “elezioni del 22 maggio sono state una miscela di disattenzioni e pressioni”

L’opzione preferita è una “questione di coscienza”, dice la teologa sociale cattolica Ingeborg Gabriel riferendosi alla sentenza della Corte costituzionale austriaca che ha annullato l’elezione presidenziale di Alexander Van der Bellen: secondo Gabriel si deve rinunciare alla nuova campagna perché “non vi è alcun motivo per appendere nuovi manifesti o fare nuove discussioni”. In una riflessione per Kathpress la teologa ha anzi ribadito che le procedure dovrebbero essere molto ordinarie e rapide. Gabriel, vice presidente di Iustitia e Pax Europa, ha espresso comprensione per la decisione dei giudici della Corte costituzionale perché “il pericolo della denuncia di frode elettorale si deve dissipare per sempre”. È stato a suo avviso importante che nella decisione la Corte abbia evidenziato i vizi di forma – e non si tratta di manipolazione dei contenuti – che hanno reso possibile la decisione. Dal momento che il numero di voti colpiti ammonta a oltre 77mila (cioè più del doppio della differenza di voti al ballottaggio tra Van der Bellen e Hofer, il che significa che entrambi i candidati possono esser stati danneggiati) “probabilmente sarebbe stato un pesante fardello a lungo termine per il presidente essere stato eletto in queste condizioni”, spiega Gabriel. La quale evidenzia che “la Corte ha criticato le operazioni nelle elezioni del 22 maggio, definendole una miscela di disattenzioni e pressioni dei media su varie parti in causa”.
La teologa sociale sottolinea che questa situazione permetterà in futuro di rivedere le procedure, nelle quali alcuni aspetti sono controversi, come l’apertura delle schede elettorali postali il giorno dopo la votazione fisica e non contemporaneamente. Ma “io non imputo cattiva volontà nel loro lavoro agli scrutatori del lunedì”, ha precisato Gabriel.

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