Spiritualità: basilica Sant’Antonio Padova, moltissime invocazioni lasciate al confessionale che fu di padre Cortese

“Padre Placido, pensaci tu!”. “Padre Placido ti affido la mia famiglia e i miei bambini”. “Ti prego padre Placido, fa che riesca a trovare lavoro”. “Padre Placido, tu sai di cosa ho bisogno: aiutami!”. Sono alcune delle moltissime invocazioni che i fedeli, all’interno della basilica di Sant’Antonio a Padova, lasciano scritte su un libro posto dinanzi al confessionale dove padre Placido Cortese raccoglieva informazioni e dava istruzioni per salvare ebrei ed ex prigionieri alleati dalle SS e dai campi di concentramento tra il 1943 e l’ottobre 1944, quando venne prelevato dalla Gestapo appena fuori il sagrato della basilica, e sparì nel nulla. “Oggi – si legge in una nota – nel confessionale c’è una sua fotografia – giovane frate dall’aria mite, occhialini rotondi, sguardo limpido, tempra da eroe – e un libro nel quale le pagine, una dopo l’altra, accolgono preghiere e suppliche di intercessioni e miracoli, come i ‘miracoli’ di salvezza – centinaia – che egli compì in quei terribili ultimi anni di guerra, in una città dilaniata dalla guerra civile quale era Padova”. “Poche righe, calligrafie incerte, lingue diverse”, prosegue la nota, ma “un unico denominatore comune: affidarsi nella preghiera a chi si è certi ci aiuterà, con fede assoluta. Come a frate Antonio, certo, così anche per il piccolo frate claudicante, nativo di Cherso, ma morto da eroe padovano”. Di padre Cortese è stata avviata, dal 2002, la causa di canonizzazione ed è terminata la compilazione della Positio, che – conclude la nota – “sarà presa in esame prima dai periti storici e poi dai periti teologi della Congregazione delle Cause dei Santi”.

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