Populismo: Di Battista (Anspi Oratori e circoli), “la voce del popolo ignorata dalle élite”

“Ma se Donald Trump fosse eletto presidente degli Stati Uniti siamo davvero sicuri che incarnerebbe quella catastrofe epocale che si paventa? La lettura della realtà è distorta da perbenismo e conformismo, di cui non sono immuni i mezzi d’informazione: noi giornalisti, anzi, siamo i primi allineati alla visione ‘che va per la maggiore’ e, tranne eccezioni, non brilliamo certo per originalità di pensiero”. Lo scrive Stefano Di Battista, direttore di “Anspi Oratori e circoli”, nell’editoriale “La voce del popolo ignorata dalle élite” pubblicato nel numero in uscita della rivista dell’Associazione nazionale San Paolo Italia. “L’analisi di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera (26 maggio) è in tal senso illuminante: i populisti sono quelli rudi che si rivolgono al popolo, ma a tenerli a bada ci pensano ‘le élite al potere, con il loro palato fino e il birignao e le arie da aristocratici’. E noi giornalisti ci riteniamo organici a tali élite”. “Non c’è”, dunque, “un errore prospettico verso fenomeni come quello di Trump o di Norbert Hofer in Austria, il candidato ultranazionalista che ha conteso la vittoria delle presidenziali all’ultimo voto?”. Nel suo intervento ai recenti “Istanbul Seminars”, ricorda Di Battista, “il sociologo polacco Zygmunt Bauman ha fatto notare come oggi si addossi ‘agli individui la responsabilità irrealizzabile di trovare, da soli, le soluzioni ai problemi generati dalla società’”. Insomma, esiste “una complessità che viene accelerata da decisioni incomprensibili per la maggioranza della popolazione. Ne è un esempio in Italia la legge sulle unioni civili, che per tre mesi ha polarizzato dibattito ed energie, mettendo in ombra questioni più urgenti e di più ampio interesse”. Per Di Battista “il comun denominatore” dei movimenti populisti “è la paura che si esplicita nei confronti dell’altro, del diverso, ma il sospetto è che a generare tale paura sia proprio la leggerezza con cui le élite stanno imponendo la transizione verso l’ignoto. Perché il popolo sarà pure rude, ma non gli sfugge che se si affermasse il modello pansessualista, l’orientamento cioè svincolato dal genere, i fondamenti della convivenza sarebbero a rischio. Trump lo percepisce e offre all’America spaventata un’alternativa. Questione di tempo e accadrà anche in Europa”.

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