Iuvenescit Ecclesia: Coda (teologo), “in uscita” verso “chi in qualunque forma è escluso e scartato”

La “reciprocità” tra doni gerarchici e doni carismatici, sancita dalla lettera della Congregazione per la dottrina della fede Iuvenescit Ecclesia, consente di dare forma a quella Chiesa “in uscita” verso “chi in qualunque forma è escluso o scartato”, alla quale a più riprese ci richiama Papa Francesco. Ne è convinto monsignor Piero Coda, membro della Commissione teologica internazionale, che durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo documento, in corso presso la sala stampa della Santa Sede, ha fatto notare come “doni gerarchici e doni carismatici” concorrono entrambi a questo compito, “ciascuno secondo la sua peculiarità”. Citando un “magistrale intervento” dell’allora cardinale Ratzinger, datato 1998, Coda ha ricordato che il Papa emerito definiva le aggregazioni ecclesiali “ondate di movimenti che rivalorizzano di continuo l’aspetto universalistico della missione apostolica e la radicalità del Vangelo, e proprio per questo servono ad assicurare vitalità e verità spirituali alle Chiese locali”. Di qui la necessità di offrire ai vescovi, come fa la lettera, “una griglia di criteri per il discernimento dei doni carismatici – irrinunciabile e impegnativo compito dei pastori – insieme ad alcuni elementi per favorire la reciproca relazione tra doni gerarchici e doni carismatici, nel rapporto tra Chiesa universale e Chiesa locale, in riferimento ai diversi stati di vita, in ordine alle forme di riconoscimento canonico”. Senza sottacere, ha concluso il teologo, “lo sforzo costoso, perseverante e convinto, richiesto a entrambe le parti, per comporre in un equilibrio dinamico sempre più ricco e più fecondo le inevitabili tensioni e difficoltà”.

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