Iuvenescit Ecclesia: doni carismatici a servizio di “una concreta diocesi”, il “caso” della vita consacrata

“Da una parte, i doni carismatici sono dati a tutta la Chiesa; dall’altra, la dinamica di questi doni non può che realizzarsi nel servizio di una concreta diocesi”. È quanto si precisa nella lettera Iuvenescit Ecclesia, in cui la Congregazione per la dottrina della fede si sofferma sulla “imprescindibile e costitutiva relazione tra Chiesa universale e Chiese particolari”, ricordando che “la dimensione particolare è intrinseca a quella universale e viceversa”, poiché tra Chiese particolari e Chiesa universale c’è “un rapporto di mutua interiorità”. Ciò implica che “in ogni Chiesa particolare è veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica e Apostolica”, e che “il riferimento all’autorità del successore di Pietro – la comunione cum Petro e sub Petro – è costitutivo di ogni Chiesa locale”. A questo proposito, nel documento si cita “il caso della vita consacrata”, che “non è una realtà esterna o indipendente dalla vita della Chiesa locale, ma costituisce un modo peculiare, segnato dal radicalismo evangelico, di essere presente al suo interno, con i suoi doni specifici”. “Analogamente”, le nuove realtà carismatiche, “quando possiedono carattere sovra-diocesano, non devono concepirsi in modo del tutto autonomo rispetto alla Chiesa particolare; piuttosto la devono arricchire e servire in fora delle proprie peculiarità condivise oltre i confini di una singola diocesi”. “La spiritualità degli istituti di vita consacrata – si legge nella lettera – può diventare, sia per il fedele laico che per il presbitero, una significativa risorsa per vivere la propria vocazione”. In generale, infine, i nuovi carismi sono anche “un’autentica possibilità” per vivere e sviluppare la vocazione cristiana di ciascuno, sia essa il matrimonio, il celibato sacerdotale o il ministero ordinato.

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