Giubileo dei marittimi: don Ioculano (Cei), “sempre più esclusi dal mercato del lavoro”, “non dobbiamo lasciarli soli”

L’apostolato del mare italiano “segue con apprensione quanto sta interessando i marittimi italiani, sempre più esclusi dal mercato del lavoro”. A lanciare il grido d’allarme, nell’omelia della Messa celebrata il 7 maggio a Milazzo per il Giubileo dei marittimi, è stato don Natale Ioculano, direttore dell’Ufficio Cei per l’apostolato del mare. “Siamo preoccupati – ha proseguito – perché la disoccupazione priva della gioia di sentirsi utili, considerati, di sentirsi orgogliosi di costruire una famiglia. Oggi, si può dire che a molti marittimi italiani è stata rubata la speranza. Per molti di loro, se le cose non cambiano, il futuro lavorativo in questo settore sarà solo un tempo verbale”. “Non possiamo e non dobbiamo lasciarli soli”, ha esclamato don Ioculano auspicando “la forza della solidarietà che la fede può generare”: “È la disgregazione che conferisce potere a un sistema globalizzato, si tratta perciò di superare gli interessi individuali e corporativi per ritrovare l’unità, l’unica condizione che può portare la voce dei marittimi e dei pescatori a invertire i processi di esclusione”. Nel corso del Giubileo dei marittimi, inserito nell’ambito delle manifestazioni per il centenario della nascita di san Francesco di Paola, sono stati ricordati alcuni tragici eventi nei quali hanno perso la vita marittimi milazzesi, a partire dal ricordo di Domenico Maesano e degli altri 28 marittimi morti sulla petroliera Luisa il 5 giugno 1965 fino ad arrivare ai morti nell’incidente del 10 gennaio 2007. Nel ritirare le targhe commemorative, consegnate sia alle famiglie sia all’apostolato del mare italiano, don Ioculano ha ammonito: “Il sacrificio delle persone che esse ricordano deve aiutarci a tenere sempre presente di essere al servizio della vita, non basta dire ‘mai più’ se a questo non segue un reale impegno a migliorare le condizioni lavorative delle persone”.

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