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Cardinale Bagnasco: “Chiesa italiana in prima linea” per i migranti. 12 milioni di pasti dati nel 2015

Genova, 14 marzo: il card. Angelo Bagnasco tiene la prolusione al Consiglio episcopale permanente

“La Chiesa italiana è in prima linea” nell’accogliere i migranti che giungono in Europa. Lo ha ricordato  il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, che questa mattina ha parlato in una conferenza stampa della presidenza del Consiglio delle Conferenze episcopali europee dopo l’udienza avuta ieri con Papa Francesco ed una serie di incontri con i capi di alcuni dicasteri vaticani. Al centro dei colloqui, la sfida del flusso migratorio dal sud del mondo che sta investendo i paesi europei e la risposte di alcuni Stati che hanno costruito recinti e fili spinati per controllare il passaggio dei migranti. “L’Europa – ha detto Bagnasco – è la prima a non volersi bene. È la prima che manca di senso di appartenenza a se stessa, alla propria cultura, alla propria tradizione, alle proprie radici. Ma dovrebbe volersi più bene e, nel volersi più bene, anche i fili spinati si sciolgono”. Riguardo alla recinzione che è stata costruita sul confine con l’Austria lungo il Brennero, il cardinale ha detto: “Credo che la cosa non si sclerotizzi affatto. Magari sono reazioni che possono essere così del primo momento, dovute alla paura, ai timori, più o meno motivati. Speriamo che poi le cose si sciolgano e si intendano per il meglio dopo una prima reazione emotiva”. Ma il cardinale ha voluto ricordare l’impegno della Chiesa italiana nell’accogliere i migranti, ricordando che nel 2015 sono stati dati 12 milioni di pasti nelle mense gestite dalle parrocchie e dagli organismi ecclesiali.  Anche le Chiese in Europa sono fortemente impegnate sia sul fronte dell’accoglienza che su quello della integrazione, “cercando di fare tutto il possibile per tradurre in atto il Vangelo”. D’altronde, il fenomeno migratorio è un “movimento irreversibile” visto che “è il mondo del Sud che scappa da povertà e paura verso un Nord in cui si crede di trovare un futuro e una sicurezza”. Il cardinale, a nome dell’episcopato europeo, invoca una maggiore presa di coscienza da parte delle Nazioni Unite e chiede di fare “distinzione tra la fase dell’emergenza e quella della integrazione”. “Non si può vivere sempre nella fase dell’accoglienza perché sarebbe assistenzialismo”. Poi parlando ai giornalisti ha precisato: “La missione della Chiesa e quindi dei pastori della Chiesa è quella di annunciare Gesù Cristo e formare le coscienze a partire dalla persona di Cristo e dai valori del Vangelo. È questo il compito, non certo quello di indicare le decisioni operative. Questo non è compito nostro. I singoli governi decidono come meglio ritengono”.

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