Summit umanitario: card. Parolin (Santa Sede), “no a soluzioni militari” ma “investire nello sviluppo”

Non “fare affidamento in primo luogo a soluzioni militari quanto piuttosto investire nello sviluppo che è essenziale alla pace e alla sicurezza. Costruire una pace durevole e la sicurezza significa perseguire uno sviluppo umano integrale così come affrontare le cause che sono alle radici del conflitto”. Lo ha detto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, intervenendo oggi ad Istanbul al primo Vertice umanitario mondiale (al centro ieri all’Angelus di una particolare preghiera di Papa Francesco). Il segretario di Stato vaticano ha ricordato gli impegni perseguiti dalla Santa Sede volti a lavorare “incessantemente” per promuovere il disarmo e prevenire i conflitti; a favorire attraverso una diplomazia “formale e informale” una cultura della pace, della solidarietà e del pieno rispetto per la dignità umana e a impiegare risorse per incoraggiare nelle scuole e nelle istituzioni sociali l’educazione alla pace e alla inclusione, che “sono essenziali per prevenire i conflitti”.
“Il disarmo – ha quindi affermato Parolin – può giocare una ruolo significativo per assicurare una coesistenza pacifica tra le Nazioni”. Ed ha aggiunto: “Non ci si deve mai stancare di lavorare per il disarmo nucleare e la non-proliferazione; per la messa al bando delle mine anti-uomo e le armi a grappolo”.
Al termine del suo intervento, il cardinale ha ripetuto l’appello che papa Francesco lanciò lo scorso anno in Bolivia, al Secondo incontro mondiale dei movimenti popolari, affinché la comunità internazionale non lasci “alcuna famiglia senza casa, alcun contadino senza terra, alcun lavoratore senza diritti, alcun popolo senza sovranità, alcuna persona senza dignità, alcun bambino senza infanzia, alcun giovane senza opportunità, alcun anziano senza una venerabile vecchiaia”. Ed ha concluso assicurando l’impegno della Santa Sede per “salvare vite umane e risparmiare alle future generazioni i flagelli della guerra”.

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