Giubileo: un volume di Annachiara Valle su suor Teresilla a dieci anni dalla morte

Il suo nome resterà per sempre legato al “caso Moro”, ma l’opera di suor Maria Teresilla Barillà, una suora calabrese delle Serve di Maria Riparatrici, è stata molto più ampia. A ripercorrerne la biografia – in una nuova edizione pubblicata, a dieci anni della morte, in occasione del Giubileo – è Annachiara Valle, inviata e vaticanista di Famiglia Cristiana, che ricostruire la vita di suor Teresilla – al secolo Chiara Barillà – trascorsa a fare la spola tra terroristi, politici, magistrati e familiari delle vittime nel cuore delle vicende degli anni di piombo. “Chi era Teresilla?”, si  chiede l’autrice nel volume, che è stato presentato al Festival biblico in corso fino al 29 maggio: “Una caparbia sostenitrice della possibilità di riscatto del genere umano, una instancabile credente nella misericordia di Dio, una persona capace di portare su di sé la sofferenza di quanti incontrata. Era un’infermiera che si occupava di malati, detenuti, poveri e gente comune. Sicuramente era anche una suora sui generis. Con estremo riserbo è stata amica di terroristi e familiari delle vittime, non smettendo mai di tessere tra loro la possibilità di una riconciliazione”. Attenta alla vita del carcere già da giovanissima, Teresilla si era dedicata ai detenuti del carcere di massima sicurezza di Pianosa, di Regina Coeli e di Rebibbia. Con gli anni aveva allargato il suo raggio d’azione andando a confortare, spesso con il sostegno di padre Adolfo Bachelet, pentiti e dissociati reclusi negli istituti penitenziari di mezza Italia. Fautrice accesa dell’indulto e dell’amnistia, convinta della necessità di una soluzione politica degli Anni di piombo, Teresilla non si stancava di predicare ovunque la necessità del perdono e della riconciliazione. Con questo spirito ha promosso e facilitato l’incontro tra i terroristi – di destra e di sinistra – e i familiari delle vittime.

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