Monsignor Gänswein: “non ci sono due Papi, ma un ministero allargato con un membro attivo e uno contemplativo”

“Dall’elezione del suo successore, Papa Francesco – il 13 marzo 2013 – non ci sono due Papi, ma di fatto un ministero allargato con un membro attivo e uno contemplativo. Per questo, Benedetto non ha rinunciato né al suo nome né alla talare bianca. Per questo, l’appellativo corretto con il quale bisogna rivolgersi a lui è ancora ‘Santità’”. Lo ha affermato ieri mons. Georg Gänswein, arcivescovo, prefetto della casa pontificia, segretario particolare e figura vicinissima prima a Papa Ratzinger e ora a Papa Bergoglio, durante la presentazione del libro di don Roberto Regoli, “Oltre la crisi”, all’Università Gregoriana a Roma. Per il prelato tedesco, Benedetto XVI “non si è ritirato in un monastero isolato, ma all’interno del Vaticano, come se avesse fatto solo un passo di lato per fare spazio al suo successore e a una nuova tappa della storia del Papato che egli, con quel passo, ha arricchito con la centralità della preghiera e della compassione posta nei Giardini vaticani”. Roberto Regoli ha invece affermato: “‘Oltre la crisi’ dà l’idea di un pontificato che si confronta su lungo periodo”. L’autore ha spiegato le difficoltà di giungere a un lavoro interpretativo solido e storicizzato data l’impossibilità di accedere ai documenti degli archivi vaticani. “Mi sono dovuto esercitare su una documentazione non archivistica ma accessibile”, ha puntualizzato: “i discorsi pubblici del papato, tutti i documenti di Benedetto XVI, quelli della curia, le interviste dei cardinali e quelle dei grandi protagonisti dell’epoca”.

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