Assistenza domiciliare: mons. Feroci (Caritas Roma), “solidarietà diventi esperienza partecipata”

“I grandi temi della salute e della qualità della vita possono diventare occasione in cui la solidarietà diventa esperienza partecipata”. Lo ha detto questa mattina a Roma monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, nel saluto al convegno “Misericordia a domicilio. Le cure domiciliari, paradigma di una ‘carità in uscita’ e di un modello innovativo di welfare”, promosso dall’Istituto superiore di sanità (Iss), dalla Caritas e dal Centro per la pastorale familiare della diocesi di Roma presso l’Istituto stesso. La povertà, ha spiegato, “non è solo svantaggio economico ma anche privazione sociale e relazionale, privazione di cittadinanza. L’esercizio concreto di questa cittadinanza presuppone una forma di tutela delle forme di partecipazione per aumentare i diritti delle persone più svantaggiate”. Per mons. Feroci, oggi occorre “una vera politica dei diritti di cittadinanza”. In questo orizzonte l’apporto del volontariato “non è residuale. Il volontariato deve essere inteso come partecipazione, solidarietà, impegno per il bene comune, non si limita ad attività di solidarismo assistenziale . Il volontario deve essere una coscienza critica della società e dei comportamenti delle istituzioni, ha una grande forza di coscientizzazione. In una società che porta ad escludere i più deboli il volontariato tenta di ricostruire ponti laddove sonio state interrotte le relazioni” e “la carità si organizza per costruire un po’ di giustizia”. Cittadini “che cercano risposte adeguate ad una domanda sociale e sanitaria sempre più complessa” perché “il concetto di salute coinvolge oggi non solo ambiti strettamente medici ma anche psicologici e sociali”.

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