Papa Francesco: Affinati (scrittore), “decisivo il suo richiamo a legare pensiero e azione”

“Nel rinnovamento del linguaggio attuato da Papa Francesco a me colpisce il fatto che lui enfatizzi la domanda prima ancora che la risposta. Come se avesse compreso che soltanto nell’intensità della domanda si può scoprire la risposta”. Lo ha affermato ieri sera lo scrittore Eraldo Affinati, nel corso dell’incontro “Il tempo più dello spazio – La nuova visione del linguaggio di Papa Francesco” ospitato al Salone del Libro di Torino. Affinati ha sottolineato come “il Papa stia facendo un’opera di supplenza etica rispetto ai vuoti nei quali viviamo. Si ha la sensazione che il Papa abbia compreso la necessità di rinnovare il linguaggio per parlare ai ragazzi e ai giovani, per riuscire a intercettarli se non a comunicare con loro”. Per lo scrittore, poi, “è importante che questo Papa, un gesuita, abbia sdoganato don Milani additandolo come modello fondamentale. Quello stesso priore di Barbiana che era stato stroncato da ‘La Civiltà cattolica’ nel ‘54 ma che aveva capito che il linguaggio sarebbe stato l’unico modo per far emancipare i bambini del Mugello”. Secondo Affinati, “il Papa è pienamente consapevole della necessità di rivolgersi ai lontani, che sono forse la maggioranza”. Ed “è decisivo il richiamo del Papa a legare il pensiero e l’azione, la preghiera all’azione. Uscendo anche da quella sfera privatistica di un cristianesimo inteso solo come intimismo”. “Anche per questo – ha osservato lo scrittore – Papa Francesco è molto amato anche dai non credenti che apprezzano questa dimensione partecipativa del Papa, la sua forza propulsiva”. “Un Papa che ci indica un cristianesimo che punta sulla relazione umana, sulla responsabilità dello sguardo altrui e che, quindi, ci chiede di uscire dal mansionario, dal professionismo, diventando responsabili dei contesti nei quali operiamo”.

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