Monsignor Galantino: “gesti e parole di Papa Francesco promuovono cultura dell’inclusione e dell’incontro”

“Gesti e parole di Papa Francesco sono finalizzati a sconfiggere la cultura dello scarto e dell’esclusione e a promuovere la cultura dell’inclusione e dell’incontro. Anche nell’economia”. Lo ha affermato ieri sera il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, intervenendo all’incontro “Il tempo più dello spazio – La nuova visione del linguaggio di Papa Francesco” al Salone del Libro di Torino. Secondo monsignor Galantino, “le parole di Francesco sono messe al servizio di un progetto pastorale molto preciso” ma sono anche “oggetto di contraddizione e dibattito”. “Basti pensare – ha proseguito – a ‘Chi sono io per giudicare?’ additato come manifesto del relativismo etico”. Ma che in realtà “significavano ‘Chi sono io per dichiarare fallita per sempre la tua vita?’. Questo è Vangelo!”, ha ammonito il segretario generale della Cei. “Tutto il dibattito che si scatena intorno alle parole del Papa – ha ammesso -, a me fa piacere perché stimola una riflessione meno pigra e meno scontata”. “Il Papa – ha aggiunto – è dentro l’evento comunicativo, lo crea, lo sviluppa e lo fa dall’interno”. “Attraverso le parole il Papa intende far transitare contenuti ed emozioni. E quando le parole non bastano – ha evidenziato monsignor Galantino – ne inventa qualcuna come ‘primerear’, ‘spuzza’, ‘inequità’ o il ‘Dio spay’”. “Sono parole – ha osservato – che arricchiscono non tanto il nostro vocabolario ma il nostro modo di guardare il mondo e di abitarlo”. “Le parole di Francesco – ha concluso il presule – attingono al Vangelo. Sono parole che, come diceva il poeta francese Charles Péguy, ‘strappa dalle viscere’ e che fanno piangere e commuovere le persone che decidono di cambiare un po’ la vita”.

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