Diocesi: mons. Depalma (Nola), con il sinodo “abbiamo imparato ad amare di più”

“Ci sentiamo Chiesa fragile e ricca. Fragile, come sono fragili questi tempi. Ricca, perché accompagnata dalla Misericordia del Signore. Quella stessa Misericordia, che è Cristo, vorremmo invadesse i cuori di voi tutti che sentite nostalgia di Dio, di voi tutti che cercate un appiglio di senso, di voi tutti che cercate luoghi in cui sperimentare relazioni vive e autentiche”. È quanto scrive il vescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma, a conclusione del sinodo diocesano rivolgendosi, a nome di tutta la comunità credente, “a tutti gli uomini e le donne di questa terra, perché sappiano che davvero desideriamo incontrarli, ascoltarli, amarli, servirli”. Stasera si chiude, infatti, ufficialmente il Sinodo della Chiesa di Nola con la festa cittadina “Abbiamo imparato ad amare di più”. Percorrendo “il faticoso sentiero del discernimento comunitario – ammette monsignor Depalma – dinanzi ai nostri occhi sono emersi gli errori e le omissioni di cui siamo responsabili” ma “allo stesso tempo, in spirito di umiltà, sono emersi numerosi semi di bene e di solidarietà, i talenti che in tanti, instancabilmente, spendono” nei diversi campi. C’è stato anche “un lungo cammino d’immersione nella realtà che ci circonda – spiega l’arcivescovo – al fine di cambiare mentalità, rinnovare in senso missionario la pastorale, promuovere nelle comunità cristiane della nostra terra un unico stile, quello dell’accoglienza e dell’apertura all’altro”. Per questo, afferma monsignor Depalma, “abbiamo imparato ad amare di più i dimenticati, i poveri, gli ultimi e i penultimi” così come i migranti, le famiglie e i giovani, i nonni, gli insegnanti e gli educatori, i lavoratori e gli imprenditori, la “politica, quella che persegue il bene comune e non mediocri interessi personali e di parte”, “le grandi e insostituibili agenzie educative del nostro territorio”. Verso tutte queste realtà, precisa monsignor Depalma siamo “chiamati a farci prossimi e non protagonisti, servi e non padroni, capaci di riconoscerci come fragili vasi portatori del profumo di Dio”.

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