Papa Francesco: Amoris Laetitia, più che “pastorale dei fallimenti” sforzo per “consolidare matrimoni e prevenire rotture”

“Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture”. Ne è convinto il Papa, che nell’ultima sezione dell’ottavo capitolo dell’Amoris Laetitia spiega in questi termini la “logica della misericordia pastorale”, che consiste nell’“assumere la logica della compassione verso le persone fragili” e nell’“evitare persecuzioni o giudizi troppo duri e impazienti”, usando la “forza della tenerezza” per mettere in pratica ciò che il Vangelo stesso ci richiede: “Non giudicare e non condannare”. Gesù, è il “Pastore di cento pecore, non di novantanove”, e “le vuole tutte”: “La misericordia non è solo l’agire del padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli”, e la Chiesa “non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”. No, allora, ad una “morale fredda da scrivania”, sì al “discernimento pastorale carico di amore misericordioso, che si dispone sempre a comprendere, a perdonare, ad accompagnare, a sperare, e soprattutto a integrare”. Nasce da qui l’invito finale dell’ottavo capitolo, in cui Francesco esorta i fedeli “che stanno vivendo situazioni complesse ad accostarsi con fiducia a un colloquio con i loro pastori e con laici che vivono dediti al Signore. Non sempre troveranno in essi una conferma delle proprie idee e dei propri desideri, ma sicuramente riceveranno una luce che permetterà loro di comprendere meglio quello che sta succedendo e potranno scoprire un cammino di maturazione personale”. Ai pastori, l’invito del Papa è “ad ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa”.

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