Papa Francesco: messa della Divina Misericordia, “venire incontro a tutte le povertà e liberare dalle tante forme di schiavitù”

La misericordia “non si ferma a distanza: desidera venire incontro a tutte le povertà e liberare dalle tante forme di schiavitù che affliggono il nostro mondo. Vuole raggiungere le ferite di ciascuno, per medicarle”. A ribadirlo è stato il Papa, che nell’omelia della messa per il Giubileo della Divina Misericordia, celebrata ieri in piazza San Pietro, ha spiegato che “essere apostoli di misericordia significa toccare e accarezzare le sue piaghe, presenti anche oggi nel corpo e nell’anima di tanti suoi fratelli e sorelle. Curando queste piaghe professiamo Gesù, lo rendiamo presente e vivo; permettiamo ad altri, che toccano con mano la sua misericordia, di riconoscerlo Signore e Dio, come fece l’apostolo Tommaso. È questa la missione che ci viene affidata”. “Tante persone chiedono di essere ascoltate e comprese”, l’analisi di Francesco: “Il Vangelo della misericordia, da annunciare e scrivere nella vita, cerca persone con il cuore paziente e aperto, buoni samaritani che conoscono la compassione e il silenzio dinanzi al mistero del fratello e della sorella; domanda servi generosi e gioiosi, che amano gratuitamente senza pretendere nulla in cambio”. La pace che Cristo porta ai suoi discepoli, per Francesco, è “la stessa pace che attendono gli uomini del nostro tempo”: “Non è una pace negoziata, non è la sospensione di qualcosa che non va: è la sua pace, la pace che proviene dal cuore del Risorto, la pace che ha vinto il peccato, la morte e la paura. È la pace che non divide, ma unisce; è la pace che non lascia soli, ma ci fa sentire accolti e amati; è la pace che permane nel dolore e fa fiorire la speranza. Questa pace, come nel giorno di Pasqua, nasce e rinasce sempre dal perdono di Dio, che toglie l’inquietudine dal cuore”.

 

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