Media: mons. Viganò (Santa Sede), “La riforma della comunicazione della Santa Sede parte dalla valorizzazione delle risorse umane”

“La riforma della comunicazione della Santa Sede comincia da una domanda: è possibile avere una comunicazione più efficace? Siamo partiti dalla volontà di valorizzare il grande patrimonio delle risorse umane e dalla messa in atto di economie di scala che inevitabilmente ridurranno i costi. Ogni euro deve infatti avere una giustificazione di tipo apostolico. Ma non sarà un maquillage o un cambio di nomi. Si tratta di una vera riforma che inciderà non solo sulle strutture dei media ma sui processi comunicativi. Quello che viene chiesto infatti è rivedere l’intero processo comunicativo”. Lo ha detto oggi in conferenza presso la Sala stampa Vaticana, monsignor Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, per illustrare la riforma della comunicazione vaticana partita nel 2015. L’evento con la stampa si inseririsce nella tre giorni intitolata “Partecipazione e condivisione, gestire la comunicazione della Chiesa in un contesto digitale”, organizzata a Roma dalla Pontificia Università della Santa Croce. “Questa riforma affonda le sue radici al 1996 – ha proseguito monsignor Viganò – . Il Papa ha pubblicato un motu proprio, entrato in operatività il 29 giugno 2015, che cerca di definire le caratteristiche del contesto comunicativo, attraverso lo sviluppo dei media digitali. Il processo è quello di ripensamento dei media tradizionali del sistema comunicativo della Santa Sede perché sono cambiati gli scenari. Tutto deve essere coinvolto in un quadro integrato di gestione”. “L’idea – ha spiegato – è quella di un content hub in cui l’attenzione è verso gli interlocutori perché uno dei rischi del mondo cattolico è quello di sviluppare una retorica autoconsolatoria. Questo non avviene nel mondo imprenditoriale perché a maggio, con i bilanci, si capisce se una cosa funziona o no. Nel nostro mondo invece cerchiamo di avere una visione top down quindi se ci sono i nostri interlocutori”, ha concluso.

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