Calabria: mons. Bertolone, “san Francesco, primo realizzatore della rinascita del Mezzogiorno”

San Francesco di Paola è “il primo realizzatore della rinascita della Calabria e del Mezzogiorno, il viandante di Dio in mezzo a una società di sofferenti senza nomi, a una umanità languente nel disimpegno politico, economico e sociale e per tutti questi fratelli stanchi ed oppressi”. L’uomo della “speranza” e coloro che “lo incontrarono (o lo incontrano) trovarono (e possono ritrovare) la gioia e la speranza in un domani migliore per sé, i propri cari, la propria vita e il proprio cuore”. A dirlo è stato oggi il presidente della Conferenza episcopale calabra, monsignor Vincenzo Bertolone, presiedendo a Paola una solenne celebrazione eucaristica nella festa liturgica del patrono della Calabria, nel sesto centenario della sua nascita. I miracoli e la penitenza erano i due fattori con i quali i contemporanei guardavano il santo che viveva una spiritualità che “porta a stabilire una giusta distanza dai beni materiali e a considerarsi pellegrino in un mondo non nostro, ma che ci è stato dato solo, mi si perdoni la frase, in comodato d’uso”, ha detto mons. Bertolone aggiungendo che “quando gran parte della Chiesa reputava sorpassate certe forme penitenziali e i suoi stessi frati lo giudicavano oltremodo rigoroso per le disposizioni penitenziali lasciate nella Regola, egli tenne ferme le sue scelte, appellandosi all’amore di Dio (‘A chi ama Dio tutto è possibile’) e alla libera scelta dell’uomo che accetta la penitenza in spirito di libertà” evidenziando che egli “costituisce una mirabile testimonianza di santità eroica che stimola l’atto di libertà personale, di cosciente adesione ai valori della vita, della libertà del bene non attraverso le parole, ma con la concretezza dell’agire, che fa della testimonianza lo strumento per diffondere e affermare i principi della dignità e della sacralità dell’uomo”.

“Al centro della vita di Francesco di Paola c’è l’uomo come tempio di Dio, come luogo sacro da difendere e da valorizzare, ma anche come soggetto perfettamente inserito nella storia, di cui egli conosce le contraddizioni e le angosce e di cui condivide la straordinaria ricchezza”. Essenzialità, riconciliazione, sobrietà hanno sempre contraddistinto la sua vita: “oggi abbiamo bisogno – ha detto il presule – di rallentare, di riprendere fiato, di sbarazzarci dell’angoscia di non riuscire a fare tutto nell’arco di una giornata, occorre divorziare dal mito della velocità per riappropriarsi delle pause, delle soste, della lentezza e ridare valore al proprio tempo e, contro la vita intesa come spettacolo, il bisogno di ritornare alla dimensione intima dell’esistenza è una necessità dell’uomo di oggi per educare tutti ad avere rispetto per tutti”. Il messaggio di Francesco di Paola è “chiaro: l’uomo del nostro secolo deve risvegliarsi dal sogno della tecnocultura, relativizzarlo, inserirlo in un percorso creativo tendente ad abbandonare la volontà di potenza e di dominio e affidarsi a quella sana e razionale capacità che sa andare oltre il visibile ed il possibile”. San Francesco è stato anche l’uomo che “insegna a non temere le ingiustizie: rivendicando la libertà di parlare e di insorgere e opporsi” alle ingiustizie: “oggi bisogna gridare perché i governanti combattano la corruzione, risolvano il problema della disoccupazione, moralizzino la vita pubblica nei vari ambiti. I giovani devono guardarsi dal cadere nella rete della piccola o grande delinquenza, ma essere protagonisti attivi della loro vita ‘alzando la voce’ pacificamente per spingere tutti i potenti di questa società globalizzata ad amare la pace e il bene comune”.

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