Migrazioni: Forti (Caritas), “si nasconde la polvere sotto al tappeto pur di tenere i profughi lontano dai confini”

“Coloro che vengono sbrigativamente etichettati come ‘massa di disperati’, quasi a sottolineare che non sono persone con la propria identità ma qualcosa di indefinito e indefinibile” anche se “poi si tratta di donne o bambini, di siriani o di iracheni, di medici o di contadini, di musulmani o di cristiani” riporta tutto “ad un unicum che nessuno ha il coraggio di definire come il nemico dell’Europa”, afferma Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione di Caritas italiana. Tra le misure del piano italiano Forti critica quella di istituire quote di ingresso destinate solo ai migranti economici che conoscono la lingua e hanno frequentato corsi preparatori. “Questo richiamo ai migranti qualificati – fa notare – appare una beffa dopo la chiusura nel 2012 delle quote annuali di ingresso che in qualche modo consentivano regolarizzazioni periodiche”. Sulla proposta di compensare i costi dei Paesi africani che adotteranno il diritto di asilo per gli stranieri Forti evidenzia che “l’idea di compensare economicamente chi sarà chiamato a fare da sentinella d’Europa espone gli Stati Ue a forme di ricatto inaccettabili come già sperimentammo con l’accordo Italia-Libia”. “Non siamo favorevoli perché si torna di nuovo alla slogan ‘aiutiamoli a casa loro’, che non è efficace ma ha una forte valenza politica nel messaggio – dichiara Forti al Sir, a margine del convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso a Sacrofano (Roma) -. Nei fatti non ci sono le condizioni per realizzare le attività previste nel piano, soprattutto nei Paesi che non riescono a garantire nulla ai loro cittadini”. “Non si tratta semplicemente di portare più lavoro, più sanità nei Paesi africani – cosa che richiederebbe un Piano Marshall che l’Europa non è in grado di fare – ma anche di lavorare per i diritti umani e civili”, precisa Forti. “In questo modo – aggiunge – si nasconde la polvere sotto al tappeto pur di tenere i profughi lontano dai confini. Sappiamo che questo determinerà, come già sta avvenendo in mare, l’apertura di nuove rotte, nuove morti. E’ un film già visto e rivisto”.

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