Yemen: la famiglia di don Uzhunnalil (sacerdote rapito) ringrazia Papa Francesco per appello ai rapitori

“Anche se siamo confusi e angosciati, la nostra certezza è nel potere del Signore che ci accompagna”. Da oltre 40 giorni Mathew Uzhunnalil non ha notizie di suo fratello Tom, rapito ad Aden (Yemen) durante un attacco terroristico in cui furono uccise alcune suore di Madre Teresa; eppure assieme al resto della sua famiglia “confida sempre nel Signore e trova anzi la forza per ringraziare chiunque si sia impegnato in favore di don Tom, a cominciare da Papa Francesco per il suo appello fino a tutti coloro che pregano per la liberazione del Salesiano”. “Noi, i familiari di don Tom Uzhunnalil, – spiega Mathew Uzhunnalil le cui parole sono riportate dal l’agenzia salesiana Ans – siamo profondamente addolorati e devastati per il triste avvenimento del 4 marzo 2016 in Yemen, che ha portato al sequestro del nostro amato. Durante queste ore di apprensione ricordiamo con profonda gratitudine Sua Santità Papa Francesco per le magnanime parole di conforto e il penetrante appello ai rapitori di don Tom”. Il fratello del religioso rapito ringrazia poi “con immensa gratitudine” mons. Paul Hinder, vicario apostolico per l’Arabia Meridionale, per “l’efficace diligenza” nel lavorare per il rilascio del Salesiano; e tutti i Salesiani di Bangalore, a cominciare dal loro Ispettore, don Joyce Thenkuzhal, assieme a tutti i vescovi, i sacerdoti, le suore e di tutto il mondo per gli “ardenti sforzi e le preghiere”, che “danno rassicurazione”. Pure nel dolore la famiglia Uzhunnalil guarda “con orgoglio allo zelo missionario e allo spirito di compassione” per il prossimo che ha animato don Tom, che lo hanno portato a “mettere a rischio la sua stessa sicurezza” affrontando “i suoi avversari con profonda convinzione nel Signore e da vero apostolo ha osato consumare il Santissimo Sacramento perché non fosse profanato”.

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