Monsignor Galantino: “inclusione dei poveri non è frutto di strategie accorte”

“L’inclusione dei poveri, di qualsiasi forma di povertà, non sarà mai reale e non apparterrà mai a una Chiesa che, nel suo stile, nelle sue scelte e nelle sue parole, si percepisce come un potere accanto ad altri poteri”: lo ha ribadito oggi pomeriggio monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nel suo intervento al 38° convegno nazionale delle Caritas diocesane che si è aperto oggi a Sacrofano (Roma). Parlando ad oltre 600 convegnisti ha ricordato che l’inclusione sociale dei poveri “non è frutto di strategie più o meno accorte ma è questione e frutto di uno stile, appreso alla scuola di Gesù”. Uno stile fatto di “rispetto e dolcezza, smettendo l’arroganza delle parole e dei giudizi pesanti come pietre”.  “L’inclusione è il contrario della esclusione – ha precisato – ma è anche altro rispetto alla logica della separazione e della contrapposizione” perché “fuggire gli altri, nascondersi agli altri e negarsi alla relazione sono altrettanti modi attraverso i quali si vive una vita comoda e non evangelica”. Si tratta “di una mentalità mondana, che cerca solo il possesso e, se non riesce a dominare, mette in atto strategie di rifiuto e di eliminazione”. “Assumere il punto di vista dei poveri – ha sottolineato – in vista della loro inclusione, vuol dire prima di tutto ridefinirsi come Chiesa povera e per i poveri, che sa anche imparare da loro, lasciarsi evangelizzare da loro e dal loro modo di stare davanti a Dio e ai fratelli”.

 

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