Diocesi: mons. Santucci (Massa) alle esequie dei cavatori Benedetti e Antonioli. “Signore, accoglili nella tua pace”

“Siamo tutti impressionati dalla enormità dell’evento, una montagna che crolla, quando il monte è sinonimo di stabilità, di forza. E siamo colpiti dal fatto che due operai, esperti conoscitori della montagna e della estrazione del marmo siano stati travolti, uccisi, dal monte. È drammatico dover constatare che il lavoro si trasforma in tragedia che coinvolge le famiglie, i compagni di lavoro, gli amici, la città”. Lo ha affermato monsignor Giovanni Santucci, vescovo di Massa, presiedendo le esequie di Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonioli, i due cavatori rimasti uccisi dal crollo di una frana nella Cava Gioia in località Colonnata a Carrara lo scorso 14 aprile. Ai funerali erano presenti le autorità civili e militari della città di Massa e della città di Carrara, dove oggi è stato proclamato un giorno di lutto cittadino. “Chi fa questo lavoro sa i rischi che corre e che la prudenza e l’esperienza non bastano alla sicurezza. Le considerazioni le lasciano a chi ne ha la responsabilità e a un altro momento”, ha detto il vescovo. “Incontrando Gesù, scopriamo un modo nuovo di vivere, di guardare la vita – ha ricordato mons. Santucci -. Non vivo più per me, ponendo al centro delle mie preoccupazioni le mie necessità, i miei desideri, ma preoccupandomi degli altri, dei fratelli, delle persone che amo. E la domanda si trasforma: per chi vivo? E l’amore vince ogni cosa. Questa è la scoperta della fede che cambia radicalmente il rapporto con le persone, con gli avvenimento, con la vita”. E poco oltre Santucci ha ricordato: “C’è una tradizione in Versilia che mio babbo, operaio anch’egli, raccontava con un certo orgoglio. Quando si muore, narra questa tradizione, andremo a bussare alla porta del Paradiso, e san Pietro, ci accoglierà. Per entrare non farà tante domande ma guarderà le mani. Solo se sono callose, testimoni di un lavoro faticoso, ci farà entrare”. Il vescovo ha concluso: “Questa sera, con la nostra partecipazione, con la nostra preghiera, vogliamo testimoniare vicinanza alle famiglie di Federico e Roberto, e offrire loro il conforto della nostra vicinanza, e nella preghiera, raccomandare a Dio questi nostri fratelli”. “Signore, accoglili nella tua pace, sono figli tuoi, hanno amato e servito le loro famiglie, hanno vissuto con semplicità e onestà, hanno dato il meglio di sé nel lavoro e nella fatica. Ora accoglili nel tuo paradiso e dona noi la forza della speranza in un mondo dove sia bello vivere. Un giorno ci troveremo tutti nel tuo Regno e sarà bello riconoscere che la fatica e la sofferenza sanno generare la vita”.

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