Cardinale Montenegro: “no alla Chiesa dei riti senza vita e delle pratiche stanche”

Un invito a “non essere più la Chiesa dei riti senza vita, delle tradizioni senza Vangelo, delle pratiche stanche, piuttosto, la Chiesa che fa esperienza del Risorto, che Lo incontra nella storia e che è capace di proporre la catechesi con il grande libro della storia – non solo quella scritta ma quella vissuta tutti i giorni – dove s’incontrano ragazzi che si bucano, donne che si prostituiscono, anziani che dipendono dal gratta e vinci, disperati che fanno ricorso agli usurai, mafiosi che fanno pagare il pizzo, uomini corrotti…”. Lo ha detto oggi il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, nella sua prolusione in apertura del 38° convegno nazionale delle Caritas diocesane intitolato “Misericordiosi come il Padre. ‘Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso’ (Lc 6,36)”, in corso da oggi fino al 20 aprile a Sacrofano (Roma). L’incontro riunisce circa 600 tra direttori e collaboratori provenienti da 174 delle 220 Caritas diocesane in Italia e celebra quest’anno i 45 anni dalla nascita di Caritas italiana.  La Chiesa di misericordia “compatisce, condivide e compartecipa più che dà cose – ha sottolineato -; esce dal recinto dei buoni e va nelle periferie, nei luoghi che Cristo ha preferito (le piscine, i pozzi, le strade, ecc.) fa la scelta dei poveri; preferisce una carità non da addetti ai lavori, ma di popolo, fedele ai mezzi poveri; propone nuovi stili di vita, economie di comunione e di condivisione”. “Il nostro è un Dio inquietante e scomodo, perché è tra noi e con noi – ha detto il card. Montenegro -. Ha la faccia da uomo. Ha fame, ha sete, è solo, è senza vestiti, è malato. Ce lo possiamo trovare tra i piedi”. Una Chiesa di misericordia è quindi una Chiesa “estroversa”, accogliente, “senza pareti e senza tetto, aperta a tutti, capace di accogliere tutti”.

 

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