Cardinale Bagnasco: a Stati generali esecuzione penale, “riscoprire l’alfabeto dell’umano” stravolto da “colonizzazioni” e “la coscienza”

“Come possiamo reagire alla realtà della violenza, del sopruso, del colpevole disinteresse, del raggiro? Certamente le leggi e le pene sono una risposta doverosa”; ma la moltiplicazione delle leggi “non può forse indicare una certa difficoltà? Come se la società potesse reagire solo normando ogni comportamento?”. Intervenendo questa sera agli Stati generali dell’esecuzione penale, in corso nel carcere romano di Rebibbia, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, riconduce la questione al livello della coscienza: “Le leggi possono giustamente normare il vivere comune, ma non arrivano a normare la coscienza”, “nucleo intimo di ciascuno di noi” che storicamente “è stato il punto di forza per ogni riforma, lo scatto per pensare il futuro”. “Non sempre – ammette – è stata la coscienza collettiva una coscienza sana”. Quando infatti “la cultura diffusa alimenta miti, esigenze, simboli vuoti, mode, nasce una società sotto il segno della menzogna che induce a comportamenti tragicamente coerenti con una bolla di fantasmi”. Tuttavia, per far diventare “un fuoco che arde” la brace del bene che è sotto la cenere, bisogna “far brillare ideali alti, veri e belli, per cui vale la pena di lottare e soffrire: occorre riscoprire l’alfabeto dell’umano che si vuole stravolgere sulla spinta di colonizzazioni che vengono da lontano. Ma – la conclusione di Bagnasco – non dobbiamo dimenticare né sottovalutare la forza della coscienza: essa può essere corrotta da una cultura diffusa e menzognera, ma non può rimanere corrotta per sempre: si autorigenera, all’improvviso si risveglia, fino a diventare un detonatore”.

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