Papa a Lesbo: Bartolomeo I al al Mòria refugee camp, “il mondo sarà giudicato dal modo in cui ha trattato i profughi”

“Abbiamo viaggiato fin qui per guardarvi negli occhi, sentire le vostre voci e tenere le vostre mani nelle nostre. Abbiamo viaggiato fin qui per dirvi che ci preoccupiamo di voi” e che “il mondo non vi ha dimenticato”. Così Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, prendendo la parola dopo l’arcivescovo Ieronymos nel Mòria refugee camp di Lesbo. “Abbiamo pianto – ha aggiunto – mentre vedevamo il Mediterraneo diventare una tomba per i vostri cari”, vedendo “la simpatia e la sensibilità del popolo di Lesbo e delle altre isole”, ma anche “quando abbiamo visto la durezza dei cuori dei nostri fratelli e sorelle – i vostri fratelli e sorelle – chiudere le frontiere e voltarvi le spalle”. “Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi, non ha visto i volti dei vostri figli” e dimentica che “la libertà e la dignità vanno al di là della paura e della divisione”. L’immigrazione, il monito di Bartolomeo, è un problema del mondo intero, e “il mondo sarà giudicato dal modo in cui vi ha trattato. E saremo tutti responsabili per il modo in cui rispondiamo alla crisi e al conflitto nelle vostre regioni di origine”. “Preghiamo – l’esortazione del patriarca – perché i conflitti in Medio Oriente, che sono alla radice della crisi migranti, cessino rapidamente e che sia ripristinata la pace. Preghiamo per tutti i popoli di questa regione. In particolare vorremmo sottolineare la drammatica situazione dei cristiani in Medio Oriente, così come quella delle altre minoranze etniche e religiose della regione, che hanno bisogno di interventi urgenti, se non vogliamo vederli scomparire”. Infine una promessa e un impegno: “Non vi dimenticheremo mai. Non smetteremo mai di parlare per voi. E vi assicuriamo che faremo di tutto per aprire gli occhi e il cuore del mondo”.

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