Educazione: Festival Rovereto, confronto tra pedagogista Mantegazza ed ex magistrato Colombo

Un confronto tra posizioni diverse ieri ad “Educa”, il Festival dell’educazione in corso a Rovereto, nel dialogo organizzato dalle cooperative sociali di Con.Solida tra Raffaele Mantegazza, docente dell’Università Bicocca di Milano e fondatore del progetto di Pedagogia della resistenza, e l’ex magistrato Gherardo Colombo. “Una regola limita, crea un obbligo, sia che si tratti di una norma giuridica, civile o di una morale. La regola, che di per sé crea un’imposizione, è da considerarsi sempre pedagogicamente positiva”, il pensiero di Mantegazza, secondo il quale, “negarlo porta ad un contesto in cui sono accettate solo le regole che piacciono”. Di tutt’altro avviso Colombo, secondo il quale l’imposizione porta inevitabilmente all’implosione ed alla trasgressione. “Se voglio avere buone relazioni – ha affermato – devo potermi conoscere e riconoscere negli altri e la regola deve essere  lo  strumento per arrivare allo scopo”. Per Mantegazza, è il narcisismo a condurre “al non riconoscimento della regola, alla ridicolizzazione della norma e di chi la rispetta. Solo limitandosi e riconoscendo la sottomissione in senso positivo si può essere liberi e il dovere non deve, essere letto in modo negativo. L’educazione non è quindi libertà, semmai si può educare alla libertà”. Secondo Colombo, invece, “l’imposizione non viene capita e educare significa aiutare a trovare una strada comune. L’imposizione porta alla sudditanza e la democrazia in questo caso non può funzionare”. La giustizia “non può procedere se i cittadini non si riconoscono nelle regole, che devono essere volute e considerate cornice di un quadro più ampio”. La regola non deve insomma “essere più considerata imposizione ma deve essere condivisa. Solo in determinati casi è possibile trasgredire le regole: quando le stesse calpestano i diritti inviolabili della persona, quando non vi sono altri modi legali per rispettarla, assumendosi comunque la responsabilità e non usando in nessun caso la violenza”.

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