Paolini: don De Castro (superiore), “il santo, nel mondo della comunicazione, cerca di costruire ponti e non muri”

“Noi Paolini siamo chiamati a vivere e a annunziare il Vangelo (a uscire!), donando agli altri, nella comunicazione e con la comunicazione, ciò che abbiamo ricevuto dal Signore”. Lo afferma il superiore generale della Società San Paolo, don Valdir José De Castro, nella lettera annuale ai confratelli. Parlando de “La santità”, don De Castro ricorda che “la cultura della comunicazione è il contesto vivo del nostro carisma specifico, è il nostro ambiente privilegiato per l’annuncio del Vangelo, è il luogo della nostra testimonianza come apostoli-comunicatori”. “Essere ‘santo’ in questa realtà ‘moderna’ esige di rendersi conto di alcuni aspetti”, prosegue il superiore generale dei Paolini, individuandoli in una cultura che “nasce, prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con nuovi linguaggi, nuove tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici”, “testimonianza, cioè un atteggiamento cristiano di presenza nell’ambiente generato dalla comunicazione” e “cultura dell’incontro”, perché “il santo, nel mondo della comunicazione, valorizza la persona sia con i mezzi tecnici che con la sua presenza. Cerca di costruire ponti e non muri. Si impegna per la comunione e combatte la divisione”. “La santità non è un ideale del passato, ma una sfida per l’oggi”, afferma don De Castro, che ricorda come “con le beatificazioni del nostro fondatore don Giacomo Alberione e di don Timoteo Giaccardo la Chiesa ha riconosciuto che è possibile santificarsi nel nostro carisma, a partire dallo ‘stile cristiano-paolino di vivere’”. Tanti altri membri della Famiglia Paolina “nel silenzio hanno vissuto la santità”. “Ora è il nostro momento. Tocca a ciascuno di noi – conclude il superiore generale – vivere la santità come un vero stile di vita”.

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