Paolini: don De Castro (superiore), “chiamati ad essere ‘santi’ nella comunicazione e con la comunicazione”

“Come ‘apostoli comunicatori e consacrati’, nell’ambito del nostro stato di vita e carisma specifico, siamo chiamati a vivere uniti a Cristo e a testimoniare il suo amore; ad essere ‘santi’ nella comunicazione e con la comunicazione, portando con noi la ricchezza carismatica ereditata dal nostro fondatore”, don Giacomo Alberione. È quanto scrive don Valdir José De Castro, superiore generale della Società San Paolo, nell’annuale lettera ai confratelli. È proprio “La Santità – Uno stile di vita” il titolo scelto da don De Castro per la sua riflessione: “Un tema appropriato e coerente – afferma – che ben si associa al Giubileo straordinario della Misericordia. Dio, che è Santo e ci chiama alla santità, è Misericordioso nella sua essenza”. “Generalmente, oggi, parliamo poco della santità”, rileva il superiore generale dei Paolini, per il quale questo succede “forse perché pensiamo a essa come a un insieme di gesti straordinari o di modi di agire insoliti, lontani dalla vita delle persone comuni. Oppure perché vediamo la santità pari a un oggetto di lusso, patrimonio di pochi, irraggiungibile sia da noi nella nostra vita consacrata, sia dai cristiani nel loro stato di vita”. Invece, “alla luce del Concilio ecumenico Vaticano II, essere santo non vuol dire compiere cose eccezionali, ma vivere uniti a Cristo”. Per questo “tutti i battezzati, infatti, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e a promuovere nella società un tenore di vita più umano”. “Non c’è cammino di santità senza amore”, ammonisce don De Castro.

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