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Consiglio Europeo: appello delle Chiese europee (Kek), “Europa può e deve fare di più”

“L’Europa può e deve fare di più per proteggere la vita e la dignità di chi tra noi è più vulnerabile”. Lo scrivono le Chiese cristiane europee e cinque organizzazioni ecumeniche ai leader politici europei in vista del Consiglio europeo che si apre oggi a Bruxelles ed ha al centro della sua agenda la crisi dei migranti in Europa. La lettera – diffusa oggi – è firmata dalla Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme), dalla Conferenza delle Chiese europee (Kek), da Eurodiaconia, Ue-Cord e Act Alliance, ed esorta “i governi europei a mantenere le loro promesse e gli obblighi ai sensi del diritto internazionale”.
La lettera invita l’Ue a “incrementare gli sforzi per soccorre le persone nella regione del Mediterraneo e, al tempo stesso, a creare passaggi sicuri e legali per i rifugiati, nonché servizi di supporto adeguati una volta arrivati in Europa”. Il “passaggio sicuro” dei rifugiati nel nostro continente – proseguono le Chiese – deve includere programmi d’integrazione e “ricongiungimento familiare”. Solo un “tale approccio può evitare che i rifugiati rischino la vita o ricorrano ai trafficanti”.
“La crisi dei rifugiati è una sfida sia per l’Ue sia per i Paesi vicini e richiede un’ampia cooperazione e collaborazione con i Paesi al di là delle frontiere esterne dell’Ue”. La lettera delle Chiese europee “esprime preoccupazione per l’accordo proposto tra Ue-Turchia”, in particolare per il cosiddetto piano “one in, one out” per i rifugiati siriani, lasciando fuori “i rifugiati provenienti da altri Paesi, come Afghanistan ed Eritrea”.
“Gli Stati europei – sottolinea Doris Peschke, segretario generale del Ccme – devono condividere la responsabilità della protezione dei rifugiati con i Paesi più colpiti dalla crisi come il Libano, la Giordania, la Turchia. La Lettera plaude alla partecipazione dell’Ue nei processi di pace e chiede “maggiori sforzi volti a porre fine al conflitto in Siria”.

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