Migranti: Nicholson (Caritas Internationalis), pronti a intervenire se i Paesi balcanici chiuderanno le frontiere

“L’Europa soffre di una crisi di solidarietà nei confronti dei rifugiati che bussano alle sue porte in fuga dalla guerra”. Lo afferma Patrick Nicholson, responsabile del Servizio comunicazioni della Caritas Internationalis. Dopo la decisione dell’Austria di limitare gli accessi ai migranti, i Paesi della “rotta balcanica” hanno introdotto analoghe misure restrittive, soprattutto alla frontiera greco-macedone, dove possono passare solo profughi dalla Siria e dall’Iraq, muniti di validi documenti di identità. “Si è creato un effetto domino”, spiega Nicholson, preoccupato che “in Grecia, già colpita fortemente dalla crisi, sono rimaste bloccate migliaia di persone senza le adeguate condizioni per un soggiorno più lungo come rifugi, cibo, accesso all’acqua”. A Idoimeni, dalla parte greca del confine con la Macedonia, è stato aperto un altro campo provvisorio per i migranti in attesa. “La situazione sta cambiando velocemente – aggiunge Nicholson – e la rete della Caritas la sta seguendo con molta attenzione”. “Siamo pronti a intervenire, se necessario, sia in Grecia, se il numero dei migranti aumenterà e dovrà rimanervi per un lungo periodo, sia nei Paesi balcanici, se il flusso dei migranti dovrebbe cambiare rotta”. Fino a questo momento, la Caritas ha distribuito oltre un milione di pacchetti di cibo, kit igienici, medicinali, assistenza sanitaria e psicologica.

Anche Caritas Europa ribadisce che “l’Ue deve dare priorità alla vita e ai diritti delle persone, anziché al controllo delle frontiere”. “I migranti – sostiene – non sono ‘flusso’ o ‘invasione’, ma uomini, donne e bambini a rischio. La ‘fortezza Europa’ non scoraggerà le persone a rischiare la propria vita per arrivarci”.

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