Cardinale Braz de Aviz: per combattere la crisi di vocazioni “dobbiamo uscire per le missioni”

“Di recente sono stato in Mozambico, a mille chilometri da Maputo, in una missione attiva da 60 anni. Ho visto la bellissima presenza di consacrati appartenenti a quattro carismi, che insieme lavorano con i giovani, i bambini, i malati, i tossicodipendenti. In una società poverissima dove è ancora consentita la vendita di donne e bambini, il Vangelo è luce. Se Dio chiama le persone in questi luoghi, allora i consacrati devono essere coerenti nell’annuncio e nella vita. Ho compreso quanto dobbiamo uscire per le missioni. Avremmo superato tante crisi interne ai nostri Istituti, se fossimo andati in missione. Lo abbiamo fatto, ma non a sufficienza”. Così il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, in un’intervista al Sir nel giorno in cui si chiude l’Anno della vita consacrata. “Dio continua a chiamare e non sappiamo cosa lo Spirito stia creando”, prosegue il cardinale a proposito delle nuove forme di vita consacrata: “Spesso si tratta di Istituti che accolgono tutti gli stati di vita: laici e chierici, donne e uomini, sposati e celibi. E questa è una novità. Antiche Congregazioni stanno scoprendo di non aver lavorato abbastanza con i laici, come avrebbe voluto il fondatore. Tanti si stanno ‘salvando’ grazie ai laici. Queste nuove realtà, però, esigono dei passi in avanti: ad esempio, una maggiore maturità nel rapporto tra uomo e donna o un diverso esercizio dell’autorità”.

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