Papa in Messico: ai giovani, non siamo “sicari”, ma “discepoli”, come l’indio Juan Diego

“Gesù mai ci inviterebbe ad essere sicari, ma ci chiama discepoli. Egli mai ci manderebbe a morire, ma tutto in Lui è invito alla vita. Una vita in famiglia, una vita in comunità; una famiglia e una comunità a favore della società”. È all’insegna della speranza, così come era cominciato, che il discorso del Papa ai giovani si è concluso: “Voi siete la ricchezza di questo Paese – ha ripetuto ancora una volta da Morelia – e quando dubitate di questo, guardate Gesù Cristo, che smentisce tutti i tentativi di rendervi inutili, o meri mercenari di ambizioni altrui”. “Oggi il Signore continua a chiamarvi, continua a convocarvi, come fece con l’indio Juan Diego”, l’esortazione di Francesco: “Vi invita a costruire un santuario. Un santuario che non è un luogo fisico, bensì una comunità, un santuario chiamato parrocchia, un santuario chiamato nazione”. “La comunità, la famiglia, il sentirci cittadini – la tesi del Papa – è uno dei principali antidoti contro tutto ciò che ci minaccia, perché ci fa sentire parte di questa grande famiglia di Dio. Non per rifugiarci, non per chiuderci, anzi, per uscire a invitare altri, per uscire ad annunciare a tutti che essere giovani in Messico è la più grande ricchezza e, pertanto, non può essere sacrificata”.

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