Sindone: Di Lazzaro (Enea), “nuova stagione di misurazioni” con spettroscopia e Carbonio 14

Per la Sindone, è tempo di “una nuova stagione di misurazioni”, da effettuarsi sia con la spettroscopia, sia con il Carbonio 14. Ne è convinto Paolo Di Lazzaro, fisico e dirigente di ricerca presso l’Enea, intervenuto oggi alla presentazione del convegno sulla Sindone in programma il 13 e 14 dicembre all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. “La scienza, di fronte alla Sindone, deve riconoscere in modo sereno i propri limiti”, ha esordito l’esperto, ricordando che “ad oggi non conosciamo l’età del Telo: la misurazione del C14 andrebbe ripetuta, quella del 1988 non ha dato risultati pienamente attendibili”. “Della Sindone rimane l’immagine, anche se non sappiamo come si sia formata”, ha proseguito Di Lazzaro: “Non c’è nessun’altra immagine al mondo che abbia proprietà simili, tutti i tentativi di riprodurne la qualità, anche con le nuove tecnologie, sono andati falliti. L’immagine della Sindone è un mistero”. “Se neanche oggi, con le tecnologie avanzate di cui disponiamo, riusciamo a realizzare un ‘fac simile’ della Sindone, come avrebbe potuto realizzarla, e con quali strumenti, un falsario del Medioevo?”, l’interrogativo del fisico, che ha auspicato per la Sindone “una nuova stagione di misurazioni, con le tecnologie attuali, molto più efficaci di quelle di cui si disponeva nel 1978 e nel 1988”. “La precedenza – ha spiegato – va data ad analisi non invasive, che non lascino cioè traccia sul Telo per il modo in cui vengono effettuate”. In promo luogo, dunque, la spettroscopia, grazie alla quale “utilizziamo la luce per interrogare il Telo, e dallo scambio tra le domande e le risposte possiamo ricavare molte notizie sui legami chimici, su ciò che ha contribuito all’invecchiamento dell’immagine del volto, che sembra più invecchiata rispetto al resto del Telo”. Auspicate, inoltre, da Di Lazzaro anche nuove indagini con il Carbonio 14, “che non richiedono un nuovo prelievo di tessuto, ma possono essere fatte utilizzando i fili bruciati tolti durante il restauro del 2002, ora conservati in un cassetto”. Quei resti del Telo, infatti, sono “fissati” al 1532, anno in cui c’è stato l’incendio. “Potremmo ottenere una nuova datazione, e verificare se coincida con quella precedente”, ha annunciato lo scienziato.

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