Migrazioni: Ambrosini (Univ. Milano), “aiuto allo sviluppo non blocca subito le partenze, tutt’altro”

“Subordinare l’aiuto allo sviluppo all’obiettivo di fermare le migrazioni può creare un corto circuito che porta dritti al fallimento”. E’ quanto sostiene Maurizio Ambrosini, docente di sociologia dei processi migratori all’Università di Milano, che nel suo intervento di oggi a Roma al convegno della Cisl sui migranti ha sfatato una serie di falsi miti e credenze intorno al tema delle migrazioni. “I migranti sono in larga parte classe media, perché occorrono risorse per il viaggio, non vengono dai Paesi più poveri del pianeta – ha precisato -. Chi arriva da lontano è più selezionato di chi arriva da vicino, che arriva con meno risorse e senza punti di riferimento e circola nei circuiti di assistenza”. Se è così, ha spiegato, l’aiuto allo sviluppo non scoraggia davvero le migrazioni perché “nei primi 20/30 anni promuove le partenze, mettendo in giro più risorse per viaggiare e cercare lavoro da altre parti”. Inoltre, ha fatto notare il sociologo, “le politiche di sviluppo devono competere con le rimesse, che arrivano direttamente nelle tasche delle famiglie: 586 miliardi di dollari nel 2015 e 616 miliardi nel 2016. In diversi Paesi sono la prima voce del Pil. Sostituire le rimesse con politiche sociali e di sviluppo è una questione complessa”.

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