Conferenza mondiale fede e sport: Pescante (Cio) “diplomazia sportiva” per “dare speranza in un mondo migliore”

“Siamo qui per tentare di abbattere quelle barriere che stanno creando ulteriori divisioni tra i popoli. Anche questa è una manifestazione della cosiddetta diplomazia sportiva”. A spiegare le ragioni del supporto del Comitato olimpico internazionale alla prima conferenza mondiale su fede e sport, “Sport at the service of humanity”, che il Pontificio Consiglio della cultura promuove da domani al 7 ottobre in Vaticano è Mario Pescante, ambasciatore del Cio presso le Nazioni unite. Intervenuto alla conferenza stampa di presentazione, questa mattina nella sala stampa della Santa Sede, Pescante ha ricordato: “Alle Olimpiadi abbiamo organizzato una squadra da una nazione, il Kosovo, non ancora riconosciuta dall’Onu ma da noi sì, unendo sotto la stessa bandiera serbi e albanesi, e aprendo la strada al riconoscimento del Kosovo da parte della comunità internazionale”. A Rio, ha proseguito, “abbiamo dato anche cittadinanza sportiva ad un’altra squadra: quella che ha rappresentato i 200 milioni di rifugiati senza patria e senza futuro; una squadra che il Cio ha voluto e il cui capitano sarà alla conferenza globale in Vaticano”. Per Pescante, “mai come in questa occasione il motto decoubertiano l’importante è partecipare è diventato il motto per dare speranza in un mondo migliore”. Del resto, “competere deriva da cum petere che vuol dire ‘cercare insieme’ di raggiungere un traguardo”.

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