Cardinale Ravasi: sport sia “strumento etico e morale”. L’esempio degli atleti paralimpici

“Abbiamo bisogno di tornare allo sport come strumento etico e morale”. Lo ha detto questa mattina il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, alla conferenza stampa di presentazione, nella Sala stampa della Santa Sede, della prima conferenza mondiale su fede e sport, “Sport at the service of humanity” che il Dicastero promuove da domani al 7 ottobre in Vaticano. Ravasi ha citato le Paralimpiadi come “il segno più alto nel quale si manifesta la capacità della persona di vincere tutti i limiti e dimostrare che anche la sventura diventa principio di liberazione, di redenzione, come accade nella religione che ha nel suo cuore la trasformazione della persona più emarginata e peccatrice”. “E’ nostra intenzione – ha affermato il presidente del Dicastero pontificio – intervenire anche sullo sport professionale che ha raggiunto alti livelli ma ha anche limiti” nella consapevolezza che i campioni costituiscono per molti giovani “dei simboli e talvolta perfino degli idoli, per cui hanno un’importante funzione pedagogica che magari genitori, educatori e noi stessi sacerdoti non riusciamo più ad avere”. Importante anche coinvolgere “la grande galassia degli oratori e delle realtà locali”. La conferenza globale non si esaurisce nella tre giorni ma intende “continuare in questo progetto le cui finalità non sono solo religiose ma umane”. Dell’autentico spirito sportivo, ha concluso Ravasi, si sono fatti interpreti ancora una volta gli atleti paralimpici italiani a Rio: “Hanno scelto di stabilire la loro casa in una favela e hanno lasciato a questa comunità tutto quello che vi avevano costruito”.

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